UEFA Champions League

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UEFA Champions League
Disciplina:  Calcio
Fondazione:  1955
Apertura:  luglio (preliminari), settembre (fase a gironi)
Partecipanti:  32 squadre
Tipo:  Club
Cadenza  Annuale
Formula:  8 gironi A/R di quattro squadre ciascuno, poi eliminazione diretta con le prime due di ogni girone.
Confederazione:  UEFA
Detentore:  Milan
Sito ufficiale:  uefa.com/

Trofeo o riconoscimento

La UEFA Champions League (letteralmente Lega dei Campioni), già Coppa dei Campioni e detta semplicemente Champions League, è il massimo torneo calcistico europeo e, per livello sportivo e dimensioni finanziarie, la più importante competizione al mondo per squadre di club.

Indice

Storia

In origine il concetto di calcio internazionale era indossolubilmente legato agli incontri fra le squadre nazionali, essendo le società di club confinate nell'ambito interno a ciascun paese. Col tempo talune nazioni organizzarono manifestazioni comuni quali la Coppa dell'Europa Centrale (1927) e la Coppa Latina (1949), ma tali esperimenti ebbero sempre un limitato raggio d'azione geografico.

L'idea di una competizione paneuropea per formazioni di club nacque nel 1954. In quell'anno sui giornali sportivi francesi si aprì in un acceso dibattito su chi fosse la squadra più forte del continente tra gli spagnoli del Real Madrid, gli italiani del Milan, gli ungheresi della Honvéd e gli inglesi dell'Arsenal, formazioni all'epoca ai vertici dei rispettivi campionati nazionali. Fu così che il quotidiano transalpino L'Equipe, diretto da Gabriel Hanot, propose a FIFA e UEFA l'idea di un campionato fra i maggiori club d'Europa. In un primo tempo le due associazioni non si mostrarono entusiaste dell'idea, ma, una volta che L'Equipe si mosse privatamente coi dirigenti di numerose società, la FIFA impose alla UEFA l'organizzazione del nuovo torneo. Il timore della UEFA era, dall'inizio, quello che un campionato europeo per club potesse avere un successo tale da oscurare sia i campionati nazionali, sia il nascente Campionato Europeo per Nazioni. Quindi la confederazione continentale decise di limitare il progetto, strutturandolo sul meccanismo dell'eliminazione diretta ed ammettendo una sola società, indicata dalle federazioni nazionali, per ciascun paese.

Prima edizione (1955)

Alfredo Di Stefano, anima del Real Madrid pentacampeón
Alfredo Di Stefano, anima del Real Madrid pentacampeón

Fu così che venne alla luce la Coppa dei Campioni d’Europa (fr. Coupe des clubs champions européens, ingl. European Cup) tenuta sotto l'egida della UEFA. A quella storica prima edizione presero parte sedici formazioni provenienti dalle principali federazioni calcistiche. Unica assenza di spicco fu quella della Football Association inglese, che non riteneva la nuova coppa all'altezza del blasone dei fondatori del football.

La partita inaugurale fu giocata domenica 4 settembre 1955 a Lisbona fra lo Sporting Lisbona e gli jugoslavi dell'FK Partizan. Curiosamente, nessuna di queste due squadre vantava in quel momento il titolo nazionale nel proprio paese. Ogni singola federazione era infatti libera di designare la propria rappresentante in piena libertà, con una vaga condizione che la società prescelta avesse vinto almeno una volta il campionato nazionale in passato. Nei fatti, solo sette delle partecipanti erano campioni in carica, e ciò lasciò un curioso strascico linguistico negli anni a venire, dato che l'espressione Coppa dei Campioni d'Europa fu tendenzialmente ridotta a Coppa dei Campioni nei paesi che fin da subito ebbero a rappresentarli la detentrice dello scudetto, e invece a Coppa d'Europa negli altri.

La formula della coppa era la semplice eliminazione diretta con gare di andata e ritorno, tranne la finale da disputarsi in campo neutro a Parigi. I primi Campioni d'Europa furono gli spagnoli del Real Madrid che, battendo i francesi del Reims davanti a quarantamila spettatori, diede inizio ad uno storico quinquiennio di inarrestabili trionfi.

Grande popolarità e dominio del Real (1956-1960)

Il travolgente successo di pubblico della prima edizione convinse cinque nuove nazioni, tra cui l'Inghilterra, ad entrare nella manifestazione. L'UEFA riuscì ad imporre che ciascuna federazione presentasse il proprio campione in carica, con l'unica eccezione, che verrà peraltro abolita nel 1960, della possibile coincidenza fra i Campioni d'Europa e un campione nazionale, nel qual caso la seconda classificata in campionato sarebbe stata ugualmente ammessa alla coppa.

Il torneo ebbe un rapidissimo sviluppo. Già alla finale della seconda edizione, disputata a Madrid fra il Real e la Fiorentina (prima squadra italiana a raggiungere la più importante finale continentale), presenziarono addirittura 125.000 spettatori. Nel volgere di pochi anni tutte le trentadue federazioni europee decisero di iscrivere i propri campioni, l'ultima a farlo fu quella dell'Unione Sovietica nel 1966. L'entusiasmo fu tale che nel 1960 fu creata una identica manifestazione per le vincitrici delle coppe nazionali, la Coppa delle Coppe.

Durante questo periodo, come si è già detto, la Coppa dei Campioni fu dominata dal Real Madrid. Alfredo Di Stéfano, Ferenc Puskás, Raymond Kopa, José Santamaría e Miguel Muñoz furono tra gli artefici delle cinque vittorie consecutive in Coppa dei Campioni tra il 1956 e il 1960. Tra le partite memorabili vi sono il 7-3 contro l'Eintracht Francoforte nella finale dell'Hampden Park del 1960, davanti alle telecamere della BBC e dell'Eurovisione e a un pubblico di oltre 135.000 spettatori, la più grande affluenza per una finale di Coppa dei Campioni.

Le altre squadre finaliste furono il francese Stade de Reims, che raggiunse due finali (1955-56 e 1958-59) e due squadre italiane, la Fiorentina, finalista nel 1957, e il Milan, finalista nel 1958.

Anche il Manchester United ottenne buoni risultati, raggiungendo le semifinali nel 1957 e nel 1958. Il disastro aereo di Monaco durante la Coppa dei Campioni 1958, però, mise una tragica fine a tutte le speranze del Manchester di superare il Real.

Dominio latino (1961-1966)

Helenio Herrera e Sandro Mazzola, simboli della Grande Inter vincitrice nel 1964 e 1965
Helenio Herrera e Sandro Mazzola, simboli della Grande Inter vincitrice nel 1964 e 1965

Nell'edizione del 1961, al primo turno del torneo il Barcellona diventò la prima squadra capace di sconfiggere il Real Madrid in una partita di Coppa dei Campioni, mettendo così fine al monopolio madridista sulla competizione. Il Barça arrivò fino alla finale giocata allo Wankdorf Stadion di Berna, in Svizzera, dove fu battuto dal Benfica di Lisbona.

Nella successiva edizione di Coppa dei Campioni si unì a questa squadra, capitanata dal forte mozambicano Mário Coluna, il leggendario Eusébio, che guidò il Benfica alla difesa del trofeo nella finale contro il Real Madrid, battuto per 5-3 all'Olympisch Stadion di Amsterdam, Paesi Bassi.

Le reti di Josè Altafini porteranno per la prima volta in Italia la Coppa dei Campioni, conquistata dal Milan nel mitico stadio di Wembley nell'edizione del 1963, dopo la vittoria per 2-1 nella finale contro il Benfica, finalista per la terza volta consecutiva.

Nell'edizione del 1964 la Coppa fu vinta da un'altra squadra milanese, l'Inter, che prevalse per 3-1 con due gol di Mazzola e uno di Milani allo Stadio del Prater di Vienna contro il grande Real Madrid. L'anno seguente l'Inter tornò a dominare: vinse di nuovo la Coppa dei Campioni, questa volta proprio a San Siro. Sotto un vero e proprio diluvio superò, infatti, il Benfica per 1-0 con gol di Jair. Nacque il mito della Grande Inter, una squadra che fu subito paragonata al Real Madrid "pentacampione" del decennio precedente.

Quest'era si concluse nell'edizione del 1966 con la sesta vittoria del Real Madrid, che prima sconfisse l'Inter in semifinale e poi sconfisse in finale il Partizan Belgrado per 2-1 con una squadra interamente composta da giocatori spagnoli, la prima nella storia della manifestazione.

Da notare che solo Paco Gento giocò in tutte e sei le edizioni vinte dal Real Madrid.

Il Celtic campione d'Europa 1967
Il Celtic campione d'Europa 1967

L'unica vittoria di una scozzese (1967)

Nell'edizione 1966-1967 il Celtic divenne il primo e fino ad allora unico[1] club britannico e nord-europeo a vincere la Coppa dei Campioni. Capitanati da Billy McNeill, i Bhoys sconfissero in finale l'Inter per 2-1 all'Estádio Nacional di Lisbona, in Portogallo, il 25 maggio 1967. I calciatori passarono alla storia come Lisbon Lions ("Leoni di Lisbona").

Ad oggi il Celtic rimane l'unico club scozzese ad aver raggiunto la prestigiosa finale di Coppa dei Campioni e l'unica squadra al mondo ad averlo fatto con giocatori tutti provenienti dal vivaio[2] [3]. Tutti i giocatori erano scozzesi e nati intorno allo stadio.

Il trionfo del Manchester (1968)

Scudo dedicato alla vittoria del Manchester United del 1968
Scudo dedicato alla vittoria del Manchester United del 1968

Dieci anni dopo il disastro aereo di Monaco, il Manchester United divenne la prima squadra inglese a vincere la competizione. Avvenne nell'edizione 1967-1968. Grazie al fenomenale trio d'attacco formato da Bobby Charlton, George Best e Denis Law battè il Benfica in finale per 4-1 dopo i tempi supplementari nello stadio di Wembley. I Red Devils segnarono tre gol nei tempi supplementari, ma il Benfica avrebbe potuto vincere la partita nei tempi regolamentari: Eusébio sprecò una facile occasione da gol negli ultimi secondi.

Calcio Totale alla ribalta (1969-1973)

Negli anni Settanta la Coppa dei Campioni fu dominata da tre sole squadre, AFC Ajax, Bayern Monaco e Liverpool, ognuna della quale ha vinto almeno tre finali.

La prima delle tre squadre fu l'Ajax, che, dopo aver perso la finale del 1969 contro l'Milan, vide vincere i rivali del Feyenoord di Rotterdam nell'edizione del 1970 contro il Celtic, dopo i tempi supplementari.

L'Ajax egemonizzò poi il movimento calcistico europeo vincendo tre Coppe dei Campioni consecutive nel 1971, 1972 e 1973, surclassando nelle finali Panathinaikos, Inter e Juventus. Le ragioni del successo degli olandesi sono sostanzialmente due: la disciplina tattica introdotta dall'allenatore Rinus Michels e il contributo del genio calcistico di Johan Cruijff. Già negli edizione del Sessanta l'Ajax era stata la culla del cosiddetto "calcio totale", una nuova concezione tattica che superava la tradizionale divisione del lavoro in campo tra difensori, centrocampisti ed attaccanti. Secondo questa filosofia tutti i calciatori dovevano partecipare al gioco in ogni suo aspetto. Questa impostazione valse all'Ajax un'oganizzazione tattica straordinaria, secondo cui ognuno poteva ricoprire, senza difficoltà, una diversa zona del campo a seconda delle esigenze della squadra.

Il calcio totale dell'Ajax sembrava destinato a non tramontare fino a quando Cruijff scelse di seguire l'ex allenatore Michels al Barcellona, nel tardo 1973. Con la partenza di Cruijff e quella successiva di Neeskens più avanti, l'Ajax avrebbe faticato a imporsi in Coppa dei Campioni per oltre 20 anni.

L'ascesa del Bayern (1974-1976)

Beckenbauer, che guidò il Bayern alla vittoria di tre Coppe
Beckenbauer, che guidò il Bayern alla vittoria di tre Coppe

Dopo l'Ajax fu il Bayern a dominare la competizione. Guidato da Franz Beckenbauer e con altri giocatori come Sepp Maier, Gerd Müller, Uli Hoeness e Paul Breitner, il Bayern vinse la Coppa dei Campioni per tre volte consecutive nella metà degli anni Settanta.

Il Bayern sconfisse prima l'Atlético Madrid dopo una ripetizione nell'edizione del 1974, poi ebbe la meglio su un Leeds United che dominò per larghi tratti la finale, ma che fu battuto per 2-0 al Parco dei Principi di Parigi nell'edizione del 1975. I bavaresi completarono l'opera sconfiggendo il St. Étienne all'Hampden Park di Glasgow nell'edizione del 1976.

Quindi la squadra subì un lento declino, come i precedenti club dominanti: il Bayern non vinse nessun'altra Coppa dei Campioni per 25 anni.

Dominio inglese (1977-1985)

1977, Roma: i giocatori del Liverpool festeggiano la prima Coppa dei Campioni della storia del club
1977, Roma: i giocatori del Liverpool festeggiano la prima Coppa dei Campioni della storia del club

Nella fine degli anni Settanta iniziò un periodo di dominio delle squadre inglesi, che raccolsero sei vittorie consecutive ed un totale di sette vittorie in otto anni.

La squadra che iniziò questo ciclo fu il Liverpool guidato da Bob Paisley, ricordato come uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio. Paisley poteva disporre di una squadra formata da elementi di sicuro valore come il portiere Ray Clemence, i difensori Phil Neal e Alan Kennedy, i centrocampisti Jimmy Case, Emlyn Hughes e Terry McDermott, gli attaccanti Ray Kennedy, Toshack e, su tutti, il talentuoso King Kevin Keegan, uno dei migliori talenti espressi dal calcio inglese, eletto Pallone d'oro in due occasioni. Erano tutti giocatori di livello internazionale, regolarmente convocati dalle loro rappresentative nazionali.

Il Liverpool giunse alla finale dello Stadio Olimpico di Roma del 1976-1977 contro il Borussia Mönchengladbach, già battuta nella finale di Coppa UEFA del 1972. I Reds vinsero per 3-1 e si laurearono campioni d'Europa per la prima volta, successo che replicarono l'anno successivo nella finale di Wembley contro i belgi del Bruges.

Nell'edizione 1978-1979 il Liverpool campione uscente fu sconfitto al primo turno da una connazionale, il Nottingham Forest. Il Forest, guidato da Brian Clough, ottenne poi il titolo europeo sconfiggendo gli svedesi del Malmö per 1-0 a Monaco. Gli uomini di Clough parteciparono all'edizione 1979-1980 come detentori del titolo, arrivando alla finale del 28 maggio 1980 allo Stadio Santiago Bernabéu, dove furono opposti ai campioni tedeschi dell'Amburgo. Gli inglesi passarono in vantaggio al 19° minuto con John Robertson e si chiusero in un impenetrabile catenaccio che riuscì a neutralizzare le punte tedesche. Il Nottingham Forest conquistò così anche la Coppa del 1980.

Il Liverpool ritornò in finale nell'edizione del 1981. Mise in bacheca il suo terzo trofeo battendo il Real Madrid a Parigi per 1-0.

Alla sua prima partecipazione in Coppa dei Campioni nel 1981-1982, l'Aston Villa vinse la competizione superando in finale il Bayern Monaco di Karl-Heinz Rummenigge, sconfitto per 1-0 al Feijenoord Stadion di Rotterdam, nonostante il portiere titolare, infortunato, fosse stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco dopo appena dieci minuti dal fischio di inizio. I Villans continuarono così il dominio europeo degli inglesi di quegli anni.

La finale della Coppa dei Campioni 1982-1983, giocata il 25 maggio 1983 allo Stadio Spiridon Louis di Atene, fu la prima senza squadre inglesi dopo sette anni. A contendersi la Coppa c'erano la Juventus allenata da Trapattoni e condotta in campo da Michel Platini e Roberto Bettega, nettamente favorita e sospinta dall'urlo di 40.000 italiani, e i campioni tedeschi dell'Amburgo. Per nulla intimorito, l'Amburgo affonda subito il colpo: dopo appena quattro minuti Felix Magath sosprese Dino Zoff fuori dai pali e lo beffò con un pallonetto dal limite dell'area. La Juventus, ingabbiata dalla difesa tedesca e con le punte in serata storta, non riuscì a pareggiare. L'Amburgo diventò la seconda squadra tedesca (dopo il tris del Bayern Monaco negli anni Settanta) a vincere la Coppa dei Campioni.

1984, Roma: Phil Neal segna il gol  del vantaggio nella finale di Coppa dei Campioni Liverpool-Roma
1984, Roma: Phil Neal segna il gol del vantaggio nella finale di Coppa dei Campioni Liverpool-Roma

Nel 1983-1984 arrivò la quarta Coppa dei Campioni del Liverpool, vinta ancora una volta allo Stadio Olimpico di Roma, questa volta contro la squadra che in quello stadio era normalmente di casa, la AS Roma. Dopo l'addio di Ray Clemence, il Liverpool s'era affidato a un portiere africano spericolato e guascone, lo zimbabwese Bruce Grobbelaar, ex combattente e giramondo (aveva giocato al calcio in Sudafrica e in Canada). Per la prima volta nella storia la finale di Coppa dei Campioni fu decisa ai calci di rigore (dopo un sofferto pareggio per 1-1 siglato da Phil Neal e Roberto Pruzzo). Nei tiri dagli undici metri risultò determinante l'atteggiamento clownesco di Grobbelaar, che indusse Conti e Graziani a sbagliare i loro tiri. Per l'ennesima volta la Coppa dei Campioni prese la strada dell'Inghilterra. Il Liverpool divenne così la prima squadra capace di vincere il trofeo per quattro volte dopo il Real Madrid negli anni Cinquanta, mentre Grobbelaar divenne il primo calciatore africano a vincere la competizione.

Bruce Grobbelaar con la Coppa dei Campioni
Bruce Grobbelaar con la Coppa dei Campioni
Il tiro di Francesco Graziani parato da Grobbelaar
Il tiro di Francesco Graziani parato da Grobbelaar

Sfortunatamente per il Liverpool, ai successi in campo internazionale corrispondeva anche un elevato tasso delinquenziale di molti dei suoi tifosi (i famigerati hooligans), autori di autentici raid teppistici di inusitata violenza sia in Inghilterra sia in altre zone dell'Europa (e già i tifosi di un'altra squadra inglese, il Tottenham Hotspur, si erano distinti per violenze varie nella finale di ritorno della Coppa UEFA 1983-1984 contro l'Anderlecht, a Bruxelles). Proprio l'esperienza di Bruxelles avrebbe dovuto suggerire all'UEFA di non far giocare una finale europea in uno stadio vecchio e insicuro come l'Heysel della capitale belga. Eppure, nonostante molte opposizioni, la finale della Coppa dei Campioni 1984-85 fu assegnata a Bruxelles. Anche in quella edizione fu il Liverpool a qualificarsi per la finale, dove trovò per il secondo anno di fila un'italiana, la Juventus. Gli incidenti che precedettero la partita - cui fece da contraltare l'assoluta inefficienza della polizia belga, impreparata a gestire la situazione venutasi a creare - costarono, tra tifosi italiani, francesi, belgi e irlandesi, 39 morti, il bando quinquennale di tutte le squadre inglesi dalle competizioni europee (eccettuato lo stesso Liverpool, per il quale il bando fu di sei stagioni), e la fine del ciclo continentale dei Reds. Paisley si ritirò dopo la partita che, per la cronaca, vide la squadra inglese sconfitta per 1-0 (gol di Platini su rigore inesistente assegnato per fallo ai danni di Zbigniew Boniek, fallo iniziato però fuori area).

Il giorno seguente l'UEFA escluse le squadre inglesi - i cui tifosi si erano già in passato macchiati di simili efferatezze - a tempo indeterminato dalle Coppe europee. Il provvedimento di esclusione fu applicato fino al 1990, un anno dopo la Strage di Hillsborough, che vide sempre protagonisti (anche se stavolta senza alcuna colpa) i tifosi del Liverpool.

Per approfondire, vedi la voce Strage dell'Heysel.

Risultati inattesi (1986-1988)

Con l'esclusione delle squadre inglesi dal calcio europeo, si concluse il loro periodo di egemonia. Negli anni immediatamente successivi alla Strage dell'Heysel, ci furono vittorie inattese di squadre come la Steaua Bucarest (Romania), il Porto (Portogallo) e il PSV Eindhoven (Paesi Bassi).

Nell'edizione del 1985-1986 il trofeo fu sollevato dai rumeni della Steaua Bucarest. Nessuno immaginava la Steaua come possibile favorita per il titolo finale nella Coppa dei Campioni, ma gli uomini di Emeric Jenei sorpresero tutti, con un gioco forse non bello da vedere ma profondamente efficace, attendista e ostruzionistico, che cercava di impedire agli avversari di giocare per poi infilarli in contropiede. Campioni quali il capitano Balint, i goleador Boloni (di professione dentista) e Piturca, il "regista" Belodedici e, soprattutto, il portiere Duckadam guidarono la Steaua sino alla finale del 7 maggio 1986 allo Stadio Ramon Sanchez Pizjuan di Siviglia, in Spagna. I rumeni si trovarono di fronte proprio una compagine spagnola, il Barcellona, allenato da Terry Venables. In una finale dai poveri contenuti tecnici, la Steaua raggiunse il suo principale obiettivo: portare la sfida ai calci di rigore. Dopo aver mantenuto inviolata la sua porta nel corso della partita, Duckadam parò tutti e quattro i rigori battuti dal Barcellona, regalando la Coppa alla Steaua.

Nel 1986-1987 il Porto guidato da Artur Jorge (nome assunto da Pedroto) vinse il suo primo alloro continentale, la Coppa dei Campioni, battendo per 2-1 il Bayern Monaco. La finale, piuttosto movimentata, è reputata una tra le più belle della Coppa dei Campioni e si risolse con il gol di tacco di Rabah Madjer.

Nell'edizione del 1987-1988 il PSV Eindhoven, allenato da Guus Hiddink e composto da giocatori di rilievo come Ronald Koeman, Eric Gerets, Søren Lerby e Wim Kieft, vinse la Coppa dei Campioni per la prima ed unica volta nella sua storia. In finale batté il Benfica ai calci di rigore dopo che la partita si era conclusa a reti inviolate. Curiosamente il PSV si aggiudicò il trofeo senza aver vinto alcuna delle partite ad eliminazione: i biancorossi estromisero dalla competizione sia il Bordeaux che il Real Madrid con alcuni pareggi e grazie ai gol in trasferta.

Dominio del Milan olandese (1989-1990)

Ruud Gullit, che con Van Basten e Rijkaard costituì il celebre trio olandese del Milan
Ruud Gullit, che con Van Basten e Rijkaard costituì il celebre trio olandese del Milan

Nell'edizione del 1988-1989 fu il Milan di Arrigo Sacchi a rendersi protagonista in Coppa dei Campioni, eliminando nell'ordine la Stella Rossa Belgrado ai rigori, il Werder Brema e il Real Madrid. Contro gli spagnoli, dopo una partita dominata allo Stadio Santiago Bernabeu e caratterizzata da episodi dubbi fra i quali un gol regolare annullato, i rossoneri sbaragliano le merengues con uno storico 5-0 a San Siro grazie ai gol di Carlo Ancelotti, Frankie Rijkaard, Ruud Gullit, Marco van Basten e Roberto Donadoni, in quella che molti considerano la più bella partita mai giocata dal Milan. La finale del 24 maggio 1989 mette di fronte il Diavolo e i temibili rumeni della Steaua Bucarest, già campioni d'Europa nel 1986. Di fronte ai quasi centomila sostenitori rossoneri accorsi al Camp Nou di Barcellona il Milan annichilisce gli avversari per 4-0.

Il Milan si conferma campione d'Europa anche nell'edizione successiva, dopo aver sconfitto il Benfica per 1-0 con gol di Rijkaard, al termine di una partita incerta in cui le squadre si equivalgono. Il trio olandese formato da van Basten, Gullit e Rijkaard divenne l'emblema di una delle squadre più forti di ogni epoca, votata Migliore squadra di club di sempre dalla rivista inglese World Soccer nel luglio 2007.

La vittoria della Stella Rossa (1991)

Nell'edizione del 1990-1991 il Milan campione in carica fu eliminato ai quarti di finale, dopo un vibrante doppio confronto con l'Olympique Marsiglia. I francesi furono poi sconfitti nella finale dello Stadio San Nicola di Bari dai campioni iugoslavi della Stella Rossa di Belgrado, che conquistarono il trofeo ai rigori, dopo un pareggio a reti inviolate. La finale del 1991 fu la sola tra il periodo 1989-1998 a non vedere una squadra italiana come finalista. L'esclusione delle squadre inglesi, come si è già detto, finì nel 1990, ma i campioni inglesi del Liverpool non poterono partecipare alla Coppa dei Campioni del 1991 poiché dovevano scontare un ulteriore anno di squalifica dalle Coppe europee.

La solidità italiana (1992-1996)

Le squadre inglesi fecero ritorno nella Champions League nei primi anni Novanta, ma nessuna riuscì a superare gli ottavi di finale perché ostacolate dalla regola dei "tre stranieri": infatti la UEFA prevedeva che alle squadre non fosse permesso, nelle partite giocate nell'ambito delle sue competizioni (quindi nella Champions League, nella Coppa delle Coppe e nella Coppa UEFA) di convocare più di tre giocatori stranieri. La limitazione ebbe effetti particolarmente negativi sulle squadre del Regno Unito, in quanto sia la UEFA che la FIFA considerano l'Inghilterra, l'Irlanda del Nord, la Scozia e il Galles delle nazioni separate.

Tre squadre della Serie A italiana (Sampdoria, Milan e Juventus) raggiunsero la finale in sette stagioni consecutive, vincendone due. La finale della Coppa dei Campioni 1992, giocata allo stadio di Wembley, fu vinta dal Barcellona contro la Sampdoria. Il Barcellona, allenato da Johan Cruyff, era soprannominato Dream Team ("Squadra dei Sogni") e traeva il nome dalla squadra di pallacanestro statunitense che giocò alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Il club catalano poteva annoverare giocatori come Josep Guardiola, José Mari Bakero, Aitor Begiristain, Jon Andoni Goikoetxea, Ronald Koeman, Michael Laudrup e Hristo Stoichkov, votato Pallone d'Oro nel 1994.

In questi anni la formula della Coppa dei Campioni fu rivoluzionata. Il torneo fu rinominato UEFA Champions League e il numero di squadre partecipanti fu ampliato, con la creazione di due gironi di qualificazione all'italiana di quattro squadre ciascuna prima dei quarti di finale.

Nella prima edizione della cosiddetta UEFA Champions League, nel 1992-1993, a vincere il trofeo fu l'Olympique Marsiglia, che sconfisse in finale il Milan di Fabio Capello per 1-0. L'Olympique Marsiglia fu poi esclusa dalla Coppa Intercontinentale, dalla Supercoppa Europea e dall'edizione successiva della Champions League in seguito ad uno scandalo di corruzione denominato Affare VA-OM, che coinvolse il presidente del club francese, Bernard Tapie. Sempre nella stagione 1992-1993 l'Olympique Marsiglia si vide revocare il titolo nazionale che aveva conquistato sempre a maggio 1993. Il Milan, finalista perdente, avrebbe giocato la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale al posto dei marsigliesi, perdendole entrambe. Il Marsiglia rimane l'unica squadra francese ad aver vinto una Coppa dei Campioni/Champions League. Nel gennaio 2006 destano scalpore alcune dichiarazioni di 2 ex giocatori del Marsiglia, Jean-Jacques Eydelie e Tony Cascarino, che ammisero di essersi dopati con altri giocatori la sera della finale. Dirigenti ed ex compagni di squadra dei due calciatori querelarono e smentirono le accuse. Nonostante l'iniziale ipotesi di una riassegnazione della Coppa dei Campioni al Milan, il provvedimento non si verificherà.

Nell'edizione del 1993-1994 il Milan riscattò la sconfitta contro l'Olympique Marsiglia patita nella finale dell'anno precedente, conquistando così il suo quinto titolo europeo nella finale di Atene (18 maggio 1994). L'avversario era il Barcellona, il cui allenatore, Johann Cruyff, alla vigilia si era detto sicuro che i suoi uomini avrebbero inflitto al Milan una lezione di calcio. Tuttavia, furono i rossoneri a surclassare gli avversari catalani con un severo 4-0 firmato da una doppietta di Daniele Massaro e dai gol di Dejan Savicevic e Marcel Desailly. Quel punteggio rappresenta ancora oggi il maggiore scarto mai registrato in una finale di Coppa dei Campioni/Champions League. Quella contro il Barcellona è stata votata La partita del secolo del Milan dopo un sondaggio condotto tra i tifosi rossoneri. Marcel Desailly, il quale aveva vinto la Champions League l'anno prima con il Marsiglia, diventò nel 1994 il primo giocatore a vincere la Coppa in due stagioni consecutive con squadre differenti e il primo giocatore a vincere la Coppa dei Campioni con l'avversaria (il Milan) della sua ex squadra (l'Olympique Marsiglia) nell'edizione precedente (1992-1993).

Il Milan raggiunse la finale per il terzo anno consecutivo nell'edizione del 1994-1995, ma perse per 1-0 contro l'Ajax. Il club olandese presentava una squadra formata in gran parte da giocatori provenienti dalle sue formazioni giovanili, tra cui spiccava il 19enne attaccante Patrick Kluivert, autore del gol della vittoria. Quella formazione olandese, allenata da Louis van Gaal, si inseriva nel solco della grande tradizione del vivaio dell'Ajax, il cui prodotto più insigne è senza dubbio Johan Cruyff. Fu questo fu il primo trionfo dell'Ajax dal 1973, quando aveva vinto la sua terza Coppa dei Campioni consecutiva. In quel periodo numerosi giocatori dell'Ajax divennero titolari nella Nazionale olandese.

Francobollo commemorativo della vittoria juventina in Champions League (1996).
Francobollo commemorativo della vittoria juventina in Champions League (1996).

Il 22 maggio 1996, a undici anni dalla vittoria contro il Liverpool nella partita ricordata per la Strage dell'Heysel, tornò a trionfare la Juventus, rivoluzionata con l'arrivo ai vertici della triade Bettega-Giraudo-Moggi e dell'allenatore Marcello Lippi, che guidava una squadra di campioni come Alessandro Del Piero, Gianluca Pessotto, Fabrizio Ravanelli, Angelo Peruzzi, Didier Deschamps, Ciro Ferrara e Paulo Sousa. La Juventus affrontò nella finale di Roma i detentori dell’Ajax, battendolo 5-3 ai calci di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 1-1, in una partita palpitante e ricca di emozioni: Jari Litmanen rispose sul finire del primo tempo regolamentare al gol del bianconero Ravanelli. Ai rigori, dopo gli errori di Sonny Silooy e di Edgar Davids per gli olandesi, fu decisivo il tiro trasformato in gol da Vladimir Jugović.

Da allora il mondo del calcio cominciò ad adattarsi ai cambiamenti radicali dovuti alla sentenza Bosman. Essa permetteva a tutti i calciatori dell'Unione Europea di trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto, ma l'impatto più importante fu subito dalla Champions League. Infatti la sentenza Bosman ha anche proibito alle leghe calcistiche nazionali degli stati UE, e anche alla UEFA, di porre un tetto al numero di calciatori stranieri qualora ciò discriminasse cittadini dell'Unione Europea. Dopo la sentenza, la regola poteva ancora essere imposta, ma solo con riguardo ai calciatori non aventi cittadinanza di paesi facenti parte dell'Unione Europea.

Borussia Dortmund e ritorno del Real (1997-1998)

Formazione iniziale del Real Madrid vittorioso contro la Juventus nella finale della Champions League 1998
Formazione iniziale del Real Madrid vittorioso contro la Juventus nella finale della Champions League 1998

Il Borussia Dortmund entrò nel novero delle squadre vincitrici della Coppa dei Campioni nell'edizione del 1996-1997, quando i tedeschi sconfissero i detentori della Juventus nella finale, dopo aver sconfitto i campioni inglesi del Manchester United in semifinale.

Nell'edizione del 1997-1998 la UEFA aprì le porte della Champions League alle seconde classificate degli otto migliori campionati continentali (vedi anche Formato del Torneo). Nonostante i cambiamenti, fu una vecchia gloria a conquistare il titolo europeo: il Real Madrid. Guidata da Jupp Heynckes, la squadra che comprendeva campioni come Raúl, Predrag Mijatović, Fernando Redondo, Fernando Hierro, Davor Šuker, Clarence Seedorf e Roberto Carlos pose fine all'astinenza del Real Madrid nel massimo torneo continentale, astinenza che durava dal 1966. La squadra della capitale iberica batté infatti la Juventus per 1-0 nella finale della Champions League 1997-1998. Per i bianconeri si trattò della seconda sconfitta consecutiva in finale.

Il Manchester del treble (1999)

I trofei del treble dello United nel 1999: da sinistra: Premier League, Champions League e FA Cup
I trofei del treble dello United nel 1999: da sinistra: Premier League, Champions League e FA Cup

L'edizione 1998-1999 incoronò il Manchester United, capace di centrare, in quella stagione, il cosiddetto treble, che consiste nella vittoria in un'unica stagione di campionato, coppa nazionale e Champions League. Il Manchester impressionò per la capacità di uscire imbattuto da un girone difficile, comprendente anche Barcellona e Bayern Monaco, e per essersi sbarazzato di due grandi italiane, Inter e Juventus, nei quarti e in semifinale. Gli inglesi trionfarono anche in patria, dove vinsero sia la Premier League sia la FA Cup.

La finale passò alla storia come una delle partite più emozionanti di ogni epoca. Anche l'altra squadra finalista, il Bayern Monaco, era in procinto di raggiungere il treble, conducendo il risultato per 1-0 dopo un gol su calcio di punizione di Mario Basler. Il Bayern dominò per tutta la durata dell'incontro, anche se non riuscì a segnare nessun altro gol, anche per merito del portiere del Manchester Peter Schmeichel, galvanizzato in quella che sarebbe stata la sua ultima partita di sempre con la maglia dei Red Devils. Dopo che l'arbitro Pierluigi Collina segnalò tre minuti di recupero, tutti i giocatori del Manchester si portarono nell'area avversaria alla ricerca del pareggio. Su un calcio d'angolo battuto da David Beckham i loro sforzi furono premiati: il subentrato Teddy Sheringham segnò dopo un quasi-gol di Ryan Giggs. Giusto un minuto dopo, un altro calcio d'angolo di Beckham fu trasformato in gol, stavolta da Ole Gunnar Solskjær su assist di Sheringham. Il repentino cambiamento del risultato valse la vittoria agli inglesi.

Fu il primo successo della squadra di Manchester dal 1968 e la prima vittoria di un'inglese da quella del Liverpool nel 1984.

Dominio spagnolo e la quarta del Bayern (2000-2002)

Zinédine Zidane guidò il Real alla conquista della Champions 2001-2002
Zinédine Zidane guidò il Real alla conquista della Champions 2001-2002

L'edizione 1999-2000 coincise con un nuovo mutamento del formato della Champions League, aperta da allora anche alle terze classificate delle sei principali federazioni e alle quarte classificate delle migliori tre (vedi anche Formato del Torneo).

Questa stagione vide il ritorno delle squadre spagnole al dominio europeo. Dopo aver vinto due Coppe dei Campioni nel 1992 col Barcellona e nel 1998 col Real Madrid, la Spagna ebbe tre semifinaliste nella Champions League 1999-2000 (Real Madrid, Valencia e Barcellona). In quest'ultima edizione si giocò la prima finale fra due squadre di uno stesso paese (Real Madrid e Valencia). La prima finale del nuovo millennio, disputata nello storico Stade de France di Parigi, dove si era svolta la finale della prima edizione della Coppa dei Campioni, fu vinta dal Real Madrid, che sconfisse il Valencia per 3-0. Prima della finale il Real aveva avuto la meglio sul Bayern Monaco in semifinale e sul Manchester United nei quarti. La partita dei quarti di finale contro il Manchester all'Old Trafford, terminata con la vittoria per 2-3 in trasferta da parte dei madrileni, è ricordata per uno dei gol più belli nella storia del calcio. La marcatura fu realizzata da Raúl a conclusione di una notevole azione personale di Fernando Redondo, capace di superare un avversario con un colpo di tacco, soprannominato el taconazo de Old Trafford.

Nella UEFA Champions League 2001 la Primera División spagnola ebbe due semifinaliste, Real Madrid e Valencia. Stavolta fu il Valencia ad arrivare in finale, dove fu sconfitto dal Bayern Monaco. In semifinale i tedeschi avevano sconfitto il Real Madrid per 5-4 dopo i calci di rigore (1-1 alla fine dei tempi regolamentari). L'allenatore tedesco Ottmar Hitzfeld vinse così la sua seconda Coppa dei Campioni con due squadre diverse, a quattro anni di distanza dal trionfo con il Borussia Dortmund nel 1997. Per il Valencia si trattò della seconda sconfitta consecutiva in finale, come successe alla Juventus nel 1997 e nel 1998.

Dalla finale della UEFA Champions League 2002 uscì vincitore il Real Madrid. Furono almeno due le analogie con la vittoria del Real nel 1960: la nazionalità dell'avversaria (il Bayer Leverkusen, squadra tedesca come l'Eintracht Francoforte battuto nel 1960) e lo stadio (l'Hampden Park di Glasgow, dove si era disputata la finale del 1960). Mentre la squadra del 1960 era formata da campioni come Di Stéfano e Puskás, quello del 2002 era il Real dei cosiddetti Galacticos ("Galattici"), cioè dei grandi acquisti che avvenivano annualmente. Nell'estate 2001 il Real Madrid aveva acquistato dalla Juventus un plurivincitore del FIFA World Player of the Year, Zinédine Zidane, per la cifra record di 71 milioni di euro. Zidane e il Real Madrid furono all'altezza delle attese: il francese mostrò grandi abilità calcistiche, conducendo il Real alla sua nona vittoria in Coppa dei Campioni insieme a molte altre stelle, tra cui Luís Figo, Raúl e Roberto Carlos. Zizou segnò un gol memorabile in finale, quando colpì violentemente al volo il pallone da distanza ragguardevole, indirizzandolo all'incrocio dei pali. In semifinale i madridisti prevalsero sui connazionali del Barcelona, mentre nell'atto conclusivo il sorprendente Bayer Leverkusen di Lucio, Michael Ballack e Zé Roberto fu sconfitto per 2-1 in rimonta il 15 maggio 2002.

Questa sconfitta pose fine ad una strana stagione per il Bayer Leverkusen allenato da Klaus Topmöller. I tedeschi sfiorarono il treble, classificandosi secondi in tutte e tre le competizioni più importanti. Nella Bundesliga tedesca persero cinque punti nelle ultime tre giornate a favore del Borussia Dortmund, che si aggiudicò poi il campionato; in Coppa di Germania furono sconfitti per 4-2 dallo Schalke 04; in Champions League furono battuti dal Real Madrid. Inoltre, fatto singolare, molti tedeschi del Bayer che facevano parte della Nazionale tedesca arrivarono secondi al campionato del mondo 2002.

Una finale tutta italiana (2003)

Andrea Pirlo, uomo cardine del rombo del Milan
Andrea Pirlo, uomo cardine del rombo del Milan

La stagione seguente segnò il ritorno delle squadre italiane al vertice del calcio europeo. Dopo aver dominato la competizione durante gli anni Novanta, Milan e Juventus avevano vissuto una crisi, culminata nella Champions League 2002, quando nessuna squadra italiana raggiunse i quarti di finale. La tendenza fu invertita nella Champions League 2003, in cui, delle quattro semifinaliste, tre erano italiane (Juventus, Milan e Inter).

Ad aggiudicarsi il trofeo fu il Milan, di nuovo campione dopo nove anni. I rossoneri giocarono un calcio a tratti spettacolare, basato sul possesso palla e sulla tecnica ed espresso nel miglior modo da un modulo innovativo, il cosiddetto rombo (il 4-3-1-2), ideato dall'allenatore Carlo Ancelotti per schierare nella stessa formazione giocatori di alto spessore tecnico come Andrea Pirlo e Manuel Rui Costa. In finale, il 28 maggio all'Old Trafford di Manchester, i rossoneri sconfissero ai calci di rigore la Juventus, rivale storica, nella prima finale della Coppa dei Campioni-Champions League con entrambe le contendenti italiane. La partita, molto combattuta, terminò a reti bianche dopo i tempi supplementari e si decise dal dischetto. Ai tiri dal dischetto Dida parò tre conclusioni avversarie, mentre Andriy Shevchenko trasformò il rigore decisivo che consegnò al Milan la coppa. Il capitano Paolo Maldini la sollevò a quarant'anni esatti dal padre Cesare, campione d'Europa 1963 con i rossoneri a Londra. Clarence Seedorf conquistò la sua terza Champions League, diventando il primo calciatore ad aggiudicarsi tre Coppe con tre squadre diverse: infatti aveva già vinto la Coppa con l'Ajax nel 1995 e col Real Madrid nel 1998.

Nella fase a gironi si verificarono alcuni curiosi risultati. Tre squadre chiusero con il medesimo punteggio tutti i loro incontri. Il Barcellona vinse tutte e sei le partite del suo girone, mentre lo Spartak Mosca le perse tutte. L'AEK Atene, invece, pareggiò sei volte, diventando la prima squadra imbattuta nel girone a non qualificarsi, finendo terza. Infine il Newcastle United perse le sue prime tre partite del girone, per poi vincere le altre tre contro Juventus, Dinamo Kiev e Feyenoord. Gli inglesi si piazzarono secondi con 9 punti e si qualificarono, pertanto, al secondo turno.

Ritorni trionfanti: Porto, Liverpool e Barça (2004-2006)

Lo spagnolo Xabi Alonso, tra gli eroi della finale di Istanbul
Lo spagnolo Xabi Alonso, tra gli eroi della finale di Istanbul

Le edizioni 2003-2004 e 2004-2005 della Champions League si rivelarono estremamente avvincenti per l'imprevedibilità dei risultati e per il livello di gioco dimostrato dalle squadre. Uno degli eventi più eclatanti fu il ribaltone di La Coruña: il Deportivo, sconfitto per 4-1 a San Siro dal Milan campione d'Europa uscente, fu in grado di infliggere agli italiani un clamoroso 4-0 nella gara di ritorno, nei quarti di finale dell'edizione 2004. La finale di quella edizione vide scontrarsi in finale due outsider come il Monaco allenato da Didier Deschamps e il Porto di José Mourinho, che prevalse con un netto 3-0.

Dell'edizione 2004-2005 si ricorda l'emozionante finale di Istanbul, vinta ai calci di rigore dal Liverpool contro il Milan. Questa edizione fu caratterizzata da un incredibile susseguirsi di vittorie del Milan. Inizialmente i rossoneri conclusero al primo posto il proprio raggruppamento. Di seguito eliminarono il Manchester United negli ottavi di finale (doppio 1-0), l'Inter nei quarti (successi per 2-0 in casa e 3-0 a tavolino nel ritorno) e il PSV Eindhoven in semifinale (vittoria per 2-0 a Milano e sconfitta per 3-1 al Philips Stadion). Il 25 maggio, nella finale di Istanbul, la decima nella storia rossonera, il Milan dominò il gioco e chiuse il primo tempo in vantaggio per 3-0 contro il Liverpool, grazie ad una rete di Maldini e alla doppietta di Hernán Crespo. Nel secondo tempo, tuttavia, i rossoneri furono raggiunti sul 3-3 in soli 6 minuti, durante i quali un rigore parato dal portiere rossonero Dida fu poi ribadito in gol da Xabi Alonso. La gara procedette ai tempi supplementari, dove il portiere polacco Jerzy Dudek fu autore di un prodigioso salvataggio su un tiro ravvicinato di Shevchenko, e quindi ai calci di rigore. Qui il Milan fallì tre tiri dal dischetto di cui l'ultimo, decisivo, proprio con l'attaccante ucraino. Fu quindi la squadra inglese a sollevare la coppa, la quinta nella storia dei Reds di Liverpool.

Ronaldinho, stella del Barça
Ronaldinho, stella del Barça

L'edizione 2005-2006 si chiuse con il trionfo del Barcellona delle tante stelle, da Ronaldinho a Lionel Messi a Samuel Eto'o. I catalani impressionarono per la capacità di abbinare un gioco a tratti spettacolare e la concretezza delle squadre esperte. Nella finale di Parigi superarono gli inglesi dell'Arsenal per 2-1 in rimonta.

La rivincita del Milan (2007)

Nel 2006-2007 si è assistito alla rivincita del Milan ai danni del Liverpool, primo caso nella storia della Champions League in cui due squadre si sono incontrate due volte in pochi anni in finale e in cui la perdente della prima è riuscita ad ottenere ciò che aveva perso precedentemente.

Dopo un'estate travagliata e caratterizzata dallo scandalo del calcio italiano 2006, la Champions League iniziò con l'assenza una delle sue protagoniste storiche, la Juventus, retrocessa in Serie B d'ufficio dopo essersi vista revocare gli ultimi due scudetti. Storia differente per il Milan, che pur avendo rischiato di mancare alla più importante competizione continentale, riuscì a iscriversi al torneo partendo dal terzo turno preliminare di agosto contro la Stella Rossa e ottendendo il diritto di partecipare alla fase a gironi della competizione per l'ottava volta negli ultimi dieci anni.

Nella fase a gironi delle UEFA Champions League 2007 il Barcellona di Ronaldinho e il Chelsea di Shevchenko si affrontarono per l'ennesima volta. Dopo essersi contese nel 2005 l'accesso ai quarti di finale (aveva avuto la meglio la formazione inglese), nel 2006 si erano sfidate sempre negli ottavi di finale, nei quali la formazione catalana si era presa la rivincita, avviandosi a conquistare la coppa per la seconda volta nella sua storia. Questa volta, invece, furono nuovamente i Blues a prevalere, conquistando la testa del Girone A.

Formazione iniziale del Milan vittorioso ad Atene contro il Liverpool
Formazione iniziale del Milan vittorioso ad Atene contro il Liverpool

Tra le squadre qualificate per gli ottavi di finale del torneo figuravano tutte e quattro le inglesi. Solamente l'Arsenal non riuscì ad approdare alle semifinali, battuto dal PSV Eindhoven. Liverpool, Chelsea e Manchester United arrivarono ad occupare tre posti sui quattro disponibili nelle semifinali. Le grandi assenti dei quarti di finale erano il Real Madrid, battuto da un agguerrito Bayern Monaco, l'Inter, eliminato dal Valencia dopo un doppio pareggio per la regola dei gol fuori casa, e il Barcellona campione in carica, sconfitto dal Liverpool, che a suon di vittorie è giunto a disputare la seconda finale in tre anni, secondo solamente all'altra finalista del 2007, il Milan, che da cinque anni è ai vertici del continente.

Proprio il Milan, che pareva aver esaurito le energie già a dicembre, dopo aver pareggiato in casa contro il Bayern Monaco è stato capace di infliggere un 2-0 in trasferta all'Allianz Arena, di surclassare il Manchester United grazie ad un grande Kakà, autore di una doppietta all'Old Trafford (vittoria inglese per 3-2) e di un gol nel 3-0 rossonero di San Siro, e di raggiungere in finale i Reds allo Stadio Olimpico di Atene. Proprio come nel 1994 contro il Barcellona, il Milan ha sollevato la Coppa, portandosi per la settima volta della sua storia sul tetto dell'Europa. Importantissimo è stato il contributo di Filippo Inzaghi, autore di due gol in finale, Andrea Pirlo, Clarence Seedorf, Paolo Maldini, Gennaro Gattuso, Dida, Massimo Ambrosini, Alessandro Nesta e tanti altri giocatori già componenti della squadra vincitrice della Champions League del 2003. In particolare Inzaghi, malgrado le poche partite disputate nel corso della stagione, ha saputo segnare i gol decisivi nelle partite di maggiore importanza.

Formato del torneo

La formula inziale del torneo era, come si è già detto, quella dell'eliminazione diretta: le trentadue squadre si incontravano a doppio turno di andata e ritorno (per i primi anni era prevista anche una terza partita di spareggio) nei turni di sedicesimi, ottavi, quarti di finale, semifinali e poi finale unica. In caso vi fossero più di trentadue squadre ai nastri di partenza, quelle con il coefficiente UEFA più basso dovevano spareggiare per entrare a far parte del tabellone principale. La vincitrice della Coppa dei Campioni era ammessa di diritto all'edizione dell'anno successivo (unico caso in cui era possibile vedere più di una squadra per federazione).

La formula della Coppa dei Campioni rimase praticamente immutata per oltre trent'anni. Fu solo sul finire degli anni 1980 che si cominciarono a mettere in cantiere progetti di riforma. La struttura delle Coppe europee era da sempre considerata provvisoria, riecheggiando ciclicamente quell'idea di un campionato europeo per clubs che era stata proposta da Gabriel Hanot decenni prima.

Il primo vulnus alla ormai classica formula della coppa fu apportato nella stagione 1991/92 quando furono previsti, in luogo dei quarti di finale e delle semifinali, due gironi di qualificazione all'italiana di quattro squadre ciascuna. Il pubblico dimostrò di gradire la novità tant'è che nella successiva stagione 1992/93 l'UEFA diede a questi nuovi gironi il nome UEFA Champions League, registrandone un logo e un inno ufficiale.

Un altro grande cambiamento avvenne nella stagione 1994/95. Con l'edizione precedente, infatti, si era concluso il contratto che legava la UEFA all'Eurovisione e che dava diritto a quest'ultima di trasmettere in esclusiva la finale della Coppa dei Campioni. Ciò diede campo libero alla UEFA per rivedere integralmente il format della competizione secondo canoni più appetibili alle televisioni private. L'accesso alla coppa fu dunque riservato ai soli 24 migliori campioni del continente, relegando gli altri nella meno prestigiosa Coppa UEFA. Il termine Champions League prese ad indicare l'intera manifestazione e non solo i gironi, e la coppa si strutturò su una fase a gironi autunnale e una ad eliminazione diretta primaverile.

Ma la grande svolta avvenne con la stagione 1997/98, quando fu abrogata quella clausola che era divenuta l'essenza stessa della Coppa dei Campioni, e cioè la partecipazione dei soli campioni in carica. In quell'anno infatti il meccanismo dei preliminari estivi se da un lato ricomprendette quelle nazioni che ne erano state escluse tre anni prima, dall'altro aprì le porte alle seconde classificate degli otto migliori campionati continentali.

La minaccia di una Superlega fra le migliori società europee spinse infine nel 1999 la UEFA a ridisegnare in fretta e furia l'intero impianto delle sue tre coppe. La porta della Champions League venne aperta anche alle terze classificate delle sei principali federazioni e alle quarte classificate delle migliori tre. Il format fu ampliato con ben due fasi a gironi seguite da due turni ad eliminazione più la finale. Per laurearsi campione era dunque necessario disputare ben 17 gare, se non 19, 21 o addirittura 23 nel caso di partenza dai preliminari. La Champions League assunse quindi un ruolo di assoluto predominio nell'immaginario sportivo collettivo, relegando in una posizione marginale la Coppa UEFA e determinando l'abrogazione della Coppa delle Coppe.

Formato attuale

L'attuale formato della competizione è in vigore dalla stagione 2003/04.

Il torneo si compone di diverse fasi, composte tra eliminazione diretta e gironi all'italiana. I primi tre turni sono ad eliminazione diretta e a che fase iniziano a prendere parte le squadre dipende dalla posizione ottenuta nel proprio campionato nazionale ed al coefficiente UEFA (vedi anche la sezione Squadre ammesse). Sedici squadre, quelle meglio classificate nei campionati nazionali più importanti del continente, prendono direttamente parte alla fase a gironi senza passare quindi dai turni preliminari. In questi preliminari, giocati con partite in casa e in trasferta da metà luglio a fine agosto, la squadra vincente passa al turno successivo. Le squadre sconfitte al terzo turno vengono ammesse alla Coppa UEFA mentre le 16 squadre uscite vincenti dai turni preliminari possono prendere parte alla fase a gironi, assieme alle altre 16 già ammesse direttamente.

Questi gironi si compongono di 8 gruppi di 4 squadre ed ogni squadra gioca con le altre tre due volte, una in casa e una in trasferta. Questa fase dura da metà settembre ai primi di dicembre. Le terze classificate verranno ammesse in Coppa UEFA, mentre l'ultima verrà eliminata dal torneo. Le prime due passano al turno successivo, ad eliminazione diretta (da fine febbraio fino alla finale di maggio): le prime classificate giocheranno con le seconde. In questa fase non sono previsti derby nazionali, che potranno essere giocati a partire dai quarti di finale.

Gli scontri diretti che terminano in parità prevedono la regola del gol fuori casa, dei tempi supplementari ed eventualmente dei calci di rigore. Fa eccezione la finale, giocata a turno unico (in uno stadio determinato un paio di anni prima) con tempi supplementari e rigori per i pareggi.

Trofeo

La forma del trofeo così com'è conosciuto ora fu commissionata nel 1966 per 10.000 franchi svizzeri e la prima squadra a vincere la nuova coppa fu il Celtic FC (vincente nella finale del 25 maggio 1967 a Lisbona contro l'Internazionale Football Club). La forma, con i particolari manici denominati "grandi orecchie", venne approvata dall'allora segretario generale della UEFA, Hans Bangerter, sulla base di varie proposte presentate da uno specialista di Berna, Hans Stadelmann. I ritocchi finali furono opera dell'incisore Fred Bänninger dopo 340 ore di lavoro del figlio di Stadelmann, Jürg. La coppa misura 62 cm di altezza e pesa 7,5 kg. Se le versioni del 1973 e del 1976 furono sostanzialmente conformi all'originale del 1966, quella del 1994 variò nel particolare della scritta Coupe des clubs champions européens che da minuscola divenne maiuscola, e del retro su cui si incominciarono ad incidere i risultati delle finali, mentre il trofeo attuale, datato 2005, porta oggi incisi sul retro i nomi di tutte le squadre che l'hanno vinto in precedenza, ed ha le orecchie piu aggraziate.

Dal 1997 il trofeo originale viene consegnato al sindaco della città ospitante la finale, così da poter essere visitato dal pubblico per uno o due mesi prima dell'incontro decisivo. Così fu anche per Milano nel 2001, che ospitò la coppa al centro dell'ottagono della Galleria Vittorio Emanuele a due passi dal Duomo, liberamente visibile da chiunque fino al 23 maggio, giorno della finale tra Bayern Monaco e Valencia. Attualmente è l'unica città italiana ad aver ospitato il trofeo, ma nel 2009 sarà affiancata da Roma.

Badge of Honour e trofeo originale

Per approfondire, vedi la voce Badge of Honour UEFA.

La squadra vincitrice della Champions League ritira il premio al termine della cerimonia seguente la finale e lo riconsegna al quartier generale della UEFA due mesi prima la successiva finale. La UEFA consegna comunque una replica in scala ridotta della coppa dalle grandi orecchie che potrà essere mantenuta nel palmares della società vincitrice. Le uniche squadre a poter trattenere il trofeo originale sono quelle capaci di aggiudicarsi tre tornei consecutivi o cinque in tutto.

Al momento, solo cinque società detengono il trofeo originale:

Queste squadre vengono contraddistinte da un particolare stemma di colore blu raffigurante la coppa con impresso il logo della competizione (le stelle che formano un pallone) sotto il numero di Champions League (e Coppe Campioni) vinte, posto sulla manica sinistra della divisa ufficiale.

Squadre ammesse

Alla UEFA Champions Leagu, cui è ammessa di diritto squadra detentrice, possono partecipare solo le squadre che militano nei campionati associati alla UEFA (eccetto Liechtenstein), in base alla posizione in classifica ottenuta durante la precedente stagione.

Ogni nazione quindi, apporta un numero di partecipanti differente a seconda della difficoltà del proprio campionato, calcolato in base al coefficiente UEFA. Secondo questa statistica, viene deciso il numero di squadre partecipanti:

  • i primi tre campionati apportano 4 formazioni,
  • dal quarto al sesto, approdano 3 squadre,
  • dal settimo al quindicesimo: 2 squadre,
  • oltre il sedicesimo, una sola formazione.

Il coefficiente UEFA determina automaticamente a che livello una squadra dovrà iniziare a competere: i primi tre campionati che apportano 4 squadre, vedranno le prime due classificate iniziare dai gironi all'italiana, mentre la terza e la quarta dovranno iniziare dai cosiddetti preliminari di Champions League, ovvero dal terzo turno di qualificazione. Attualmente, questo è il caso previsto per i campionati di Liga Spagnola, Serie A e Premier League.

Le successive tre nazioni iscriveranno ugualmente due squadre direttamente ai gironi, ma una sola ai preliminari, come peraltro le seguenti tre federazioni, che però di posti assicurati nei gironi ne hanno uno solo a testa.

Le altre nazioni devono necessariamente passare integralmente dai preliminari, con due formazioni le prime sei, e una sola tutte le altre.

Oltre ai già citati meriti sportivi, ogni club deve ricevere una particolare licenza dalla propria associazione calcistica per partecipare alla Champions League, utile a comprovare l'adeguatezza dello stadio, delle infrastrutture e della stabilità finanziaria.

Informazioni finanziarie

La Champions League è una competizione dalle grandi possibilità economiche per i club che vi partecipano e che riescono a giocare il maggior numero di partite. La UEFA, infatti, distribuisce parte dei ricavi ottenuti dalle vendite dei diritti televisivi in tutta Europa tra le squadre partecipanti in base ai livelli raggiunti (gironi, quarti di finale, semifinali e finale). Per esempio i guadagni ottenuti dai club che hanno preso parte all'edizione 2004-2005 sono compresi tra i 3,8 milioni di euro dello Sparta Praga ai 30,6 milioni di euro del vincente Liverpool. Per le italiane: 10,6 milioni alla Roma, 14,9 all'Inter, 15 alla Juve e 26 milioni di euro al Milan.

Nel torneo 2005-2006 sono stati distribuiti 430 milioni di euro tra le 32 formazioni partecipanti.

Edizioni vinte per Paese

Per approfondire, vedi la voce Albo d'oro della Champions League.

Note

Voci correlate

Collegamenti esterni

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