Lingua latina

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Latino
(lingua latina)
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Parlato in: Città del Vaticano
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Filogenesi:

Lingue indoeuropee
 Italiche
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Statuto ufficiale
Nazioni: Città del Vaticano e in genere all'interno di tutta la gerarchia cattolica nel Mondo
Regolato da: Chiesa Cattolica Romana, Fondazione Latinitas
Codici di classificazione
ISO 639-1 la
ISO 639-2 lat
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
SIL LTN  (EN)
SIL {{{sil2}}}
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Omnes homines liberi aequique dignitate atque juribus nascuntur. Ratione conscientiaque praediti sunt et ab aliis erga alios cum fraternitate se gerendum est.
Il Padre Nostro
Omnes homines liberi aequique dignitate atque juribus nascuntur. Ratione conscientiaque praediti sunt et ab aliis erga alios cum fraternitate se gerendum est.
Traslitterazione
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Lingua - Elenco delle lingue - Linguistica
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Il LATINO era una lingua indoeuropea parlata a Roma e nel Lazio fin dal primo millennio a.C.. Si pensa che esso facesse parte di una cultura linguistica un tempo diffusa su un'area molto più ampia, drasticamente ridottasi in seguito a una più recente invasione di popoli indoeuropei, che portarono nella penisola italica le lingue italiche.[citazione necessaria] Altri residui di quella antica lingua sono il falisco (per cui si parla anche di gruppo latino-falisco), parlato nel territorio di Falerii (oggi Civita Castellana), e considerato un dialetto latino con influenze etrusche ed italiche; e secondo alcune teorie anche il venetico, la lingua della cultura cosiddetta paleoveneta, e il siculo, una delle antiche lingue della Sicilia: ma la questione non è condivisa da tutti.

Il latino acquistò grande importanza con l'espansione dello stato romano, e in quanto lingua ufficiale dell'impero si radicò in gran parte dell'Europa e dell'Africa settentrionale. Tutte le lingue romanze discendono dal latino volgare, ma parole di origine latina si trovano spesso anche in molte lingue moderne di altri ceppi: questo perché nel mondo occidentale per più di un millennio il latino fu la lingua franca della cultura, della scienza e dei rapporti internazionali, e come tale influì sulle varie lingue locali. Quando venne meno questa sua funzione, intorno al XVII ed al XVIII secolo, essa fu assunta dalle lingue vive europee del tempo e, in alcuni ambiti letterari (memorialistica in particolare) e nella diplomazia, dal francese, lingua romanza, che come tale continuò a promuovere le parole di origine latina negli altri idiomi. A partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, si andò gradualmente imponendo in Europa e nel mondo l'inglese, lingua di ceppo germanico, ibridatasi però col francese nel medioevo a seguito della dominazione normanna (si dice addirittura che oggi l'80% delle parole inglesi derivino dai latini volgare e letterario, per lo più tramite il francese). Nel frattempo, in seguito alla scoperta dell'America e alla politica coloniale degli stati europei, le lingue dell'Europa occidentale, in cui l'impronta latina era così forte, si erano poi diffuse in gran parte del mondo.

La lingua latina si è sviluppata grazie anche al contributo di tutte le lingue dei popoli con cui è entrata in contatto durante l'epoca romana, ed in particolare con gli idiomi italici e con quelli parlati nel Mediterraneo orientale (greco soprattutto). Attualmente le lingue con maggiore somiglianza al latino sono il sardo per la pronuncia, l'italiano per il lessico e il romeno per la struttura grammaticale (declinazioni).

Il latino ecclesiastico formalmente rimane la lingua della Chiesa Cattolica Romana ancora oggi, cosa che lo rende lingua ufficiale della Città del Vaticano. La Chiesa Cattolica ha usato il latino come lingua liturgica fino al Concilio Vaticano Secondo. Inoltre il latino è ancora usato per designare i nomi usati nelle classificazioni scientifiche degli esseri viventi.

Indice

[modifica] Origini ed età arcaica

Del latino arcaico (fino al III secolo a.C.) rimangono tracce in alcune citazioni degli autori e soprattutto in iscrizioni, che insieme alla comparazione con altre lingue affini consentono una ricostruzione di esso assai parziale. Solo frammenti restano anche dei testi letterari più antichi, quelli di Livio Andronico, Nevio e Ennio, tutti risalenti al III secolo a.C., databili quindi circa cinque secoli dopo la mitologica fondazione di Roma (secondo Varrone avvenuta nel 753 a.C.). L'unica eccezione sono le commedie di Plauto, che costituiscono dunque la principale fonte per lo studio della lingua arcaica. Col II secolo a.C. la letteratura latina si sviluppò, e soprattutto con l'opera di Marco Porcio Catone il Censore nacque una prosa letteraria latina. La lingua aveva però ancora una certa rudezza, e non era priva di influssi dialettali.

[modifica] Latino classico

Fu nel I secolo a.C., con l'estensione della cittadinanza agli Italici e i cambiamenti sociali che ne derivarono, che a Roma sorse la preoccupazione per la purezza della lingua. Anche sotto la spinta della speculazione linguistica greca, si avviò un processo di regolarizzazione della lingua. In questi tempi fiorirono letterati come Cicerone, che fu anche uomo politico (era lui console quando ci fu la congiura di Catilina) e filosofo di valore; o come Catullo e i poetae novi, che rivoluzionarono la lingua poetica. La scrittura non era ignota neppure a 'rudi' condottieri come Cesare, che fu ammiratissimo per il suo stile terso, e di cui restano due opere ancora studiate e apprezzate: La guerra gallica (Commentarii de bello gallico) e La guerra civile (Commentarii de bello civili). I tempi erano ormai maturi perché la letteratura latina sfidasse quella greca, che allora veniva considerata insuperabile. Nella generazione successiva, sotto il principato di Augusto, fiorirono i maggiori poeti di Roma: Orazio, che primeggiò nella satira e nella lirica, emulava i lirici come Pindaro e Alceo, Virgilio, che si distinse nel genere bucolico, nella poesia didascalica e nell'epica, rivaleggiava con Teocrito, Esiodo e addirittura Omero; e poi ancora Ovidio, maestro del metro elegiaco, e nella prosa, Tito Livio, emulo di Erodoto.

Il periodo classico della lingua latina è ben conosciuto: il latino, a differenza degli idiomi continuatori, è una lingua di tipo fondamentalmente SOV (soggetto-oggetto-verbo), con cinque declinazioni e quattro coniugazioni verbali. La declinazione dei nomi ha sei casi, tre diretti (nominativo, accusativo, vocativo) e tre obliqui (genitivo, dativo, ablativo). Rispetto all'indoeuropeo ha perso il locativo (che sopravvive in poche formule, ma è assimilato per lo più da genitivo e in qualche caso l'ablativo) e lo strumentale (completamente perso ed acquisito dall'ablativo). Anche il modo verbale ottativo si perse e così pure la diatesi media (sopravvissuta parzialmente in quei verbi detti deponenti) e il duale (di cui restano solo minime tracce). Inoltre nel latino il concetto d'aspetto non aveva grande importanza: sia l'aoristo che il perfetto indoeuropei si fusero in un unico tempo, chiamato dai grammatici latini perfectum. Invece venne conservato l'originario sistema di tre generi: maschile, femminile e neutro.

Il latino usava una grafia derivata da un alfabeto greco occidentale che a sua volta derivava da quello fenicio (come anche gli alfabeti etrusco e venetico).

Queste erano le lettere:

A B C D E F (G) H I K L M N O P Q R S T V X (Y) (Z)

La lettera 'G' inizialmente non esisteva in latino: una piccola conseguenza di questa assenza era rimasta anche nel periodo classico nelle abbreviazioni "C." per Gaius e "Cn." per Gnaeus. La G latina venne creata a metà del III secolo a C. modificando il segno C. Le ultime due lettere vennero aggiunte alla fine dell'età repubblicana per trascrivere i grecismi che contenevano i fonemi /y/ e /z/, inesistenti nel latino classico. L'alfabeto latino in questo periodo non aveva le minuscole, che comparvero assai tardi, né aveva 'J' e 'U', che risalgono al Medioevo e vennero introdotte in modo sistematico da Pierre de la Ramée.

In Italia prevale una pronuncia del latino, che è quella seguita dalla Chiesa cattolica, e che è molto simile all'italiano. Nei paesi anglosassoni prevale invece la cosiddetta pronuntiatio restituta, ovvero un metodo di pronuncia che si ritiene fosse molto simile al latino parlato dai romani. Le differenze sostanziali consistono in ciò:

  • le lettere 'C' e 'G' hanno sempre suono velare (come casa, ghiro), anche davanti ad 'i', 'e', 'l'ed 'n': ad esempio cerno (pron. kerno, osservare), geminus (pron. gheminus, gemello) e via dicendo;
  • non esistendo il suono v fricativo, il segno grafico 'V' era pronunciato come u o u interconsonantica: ad esempio VVA (uva) era pronunciato uua; idem VINVM (vino), pronunciato uinum e via dicendo.
  • la 't' seguita da 'i' si pronuncia come tale: ad esempio GRATIA (grazia) si pronuncia gratia
  • i dittonghi AE e OE si pronunciavano "ai" e "oi"
  • la lettera H imponeva aspirazione ad inizio parola (forse non al centro) e PH, TH e CH, trascrizioni delle lettere greche φ, θ e χ, si dovevano pronunciare come una P, T o C seguita da aspirazione; successivamente PH si disse come una f
  • la Y era la trascrizione dell'ononimo segno greco; per tale andava detta come una u francese

Questo era il sistema fonologico del latino classico (tra parentesi quadre gli allofoni) in SAMPA:

[modifica] Vocali

i: y:     u:
i y ɨ[1] u
e: o:
 
e a o
a:

Nota: [1] è il cosiddetto sonus medius, pronunciato probabilmente come la y russa, che dà conto di oscillazioni come lubet / libet.

[modifica] Dittonghi

ae ae
oe oe
au au
ui ui
ei ei
eu eu (solo in grecismi)
yi yi (solo in grecismi)

In latino classico non ci sono veri e propri dittonghi formati da una vocale asillabica ("semivocale") e una vocale sillabica (con la possibilità d'ïato), come in italiano e spagnolo.

Essi sono tutti del tipo "vocale lunga modulata", come in inglese e greco attico. Tuttavia in alcune posizioni si possono avere nei registri più bassi dittonghi di tipo semivocalico anche in latino: è il caso delle cosiddette "vocali in iato" che nelle lingue romanze hanno dato origini a consonanti palatali (inesistenti in latino classico): per esempio -eum in oleum e ium in basium.

Non è probabilmente il caso di abietem (quadrisillabo in latino) che in metrica appare talvolta come trisillabo con lo jod però che costituisce l'attacco della seconda sillaba, chiudendo la prima sillaba e rendendola lunga: quindi ab-je-te(m) e non *a-bie-te(m) come avverrebbe nei dittonghi semivocalici.

[modifica] Consonanti

Bilabiale Labiodentale Dentale Alveolare Postalveolare Palatale Velare Labiovelare
Nasali m ɱ n n ŋ
Occlusive p b t d k g kʷ gʷ
Fricative f s (z)
Vibranti r
Laterali l [5]
Approssimanti j w

Note: le labiovelari sono /kw/ e /gw/ ma realizzate spesso con un unico fono [kʷ] e [gʷ] con componente sia velare che labiale. [5] è una consonante laterale velare che compare in determinate posizioni. Le nasali hanno il punto di articolazione omorganico alla consonante successiva.

[modifica] Il latino imperiale e tardo

Il latino divenne importante come lingua ufficiale dell'Impero romano, usato come lingua franca in particolare nella sua parte occidentale. In quella orientale, il greco ebbe sempre maggior rilievo, tanto da diventare - a partire da circa il terzo decennio del VII° Secolo - la lingua ufficiale dell'Impero Romano d'Oriente, o Impero bizantino, che durerà fino al 1453.

Anche in epoca imperiale si ebbero scrittori importanti: tra tutti si possono ricordare Seneca, Lucano, Petronio, Quintiliano, Stazio, Giovenale, Svetonio. Al di là delle differenze stilistiche, questi autori, vissuti tra il I e il II secolo, mantennero per lo più invariata la lingua letteraria classica. Diverse furono le cose in epoca più tarda: nel pieno II secolo da un lato nacque una moda culturale letteraria che, scavalcando gli ormai classici augustei, guardava alla latinità arcaica; e dall'altro, con autori come Apuleio, cominciò ad acquistare sempre più importanza il latino volgare, la lingua parlata che diventerà la base delle odierne lingue derivate dal latino. Nel tardo impero, accanto ad autori più legati alla tradizione classica, come Ausonio e Claudiano, emersero le grandi figure dei Padri della Chiesa come Tertulliano, Ambrogio, Girolamo e, soprattutto, Agostino d'Ippona.Nel IV secolo visse anche uno dei massimi storici latini (ma di origine greco-siriana): Ammiano Marcellino.

[modifica] Il latino medievale e umanistico

Caduto l'impero, il latino venne ancora usato per secoli come unica lingua scritta nel mondo che era stato romano. Nelle cancellerie dei re, nella curia romana, nella liturgia della Chiesa cattolica, nella produzione dei libri l'unica lingua era il latino; ma era un latino sempre più corrotto e sempre più influenzato dal linguaggio parlato. Infatti in un periodo difficilissimo da stabilire tra il tardo impero e l'alto medioevo il latino volgare aveva incominciato a differenziarsi dando origine prima al protoromanzo e poi alle prime fasi di quelle che sono le attuali Lingue romanze (fra cui anche l'italiano).

Una reazione si ebbe intorno all'800 con la rinascenza carolingia, quando Carlomagno riunì intorno a sé i maggiori dotti dell'epoca, come il longobardo Paolo Diacono e l'anglo Alcuino di York, cui diede il compito di riorganizzare la cultura e l'insegnamento nel territorio del suo impero. La cosciente operazione di recupero, restituendo la correttezza al latino, ne sancì però definitivamente la natura di lingua artificiale, e la separazione dalla lingua parlata. Non è un caso che immediatamente dopo, per la prima volta, fu scritta consapevolmente una lingua romanza, ormai individuata come entità diversa dal latino: il francese del giuramento di Strasburgo, dell'842.

Dopo il Mille nacquero le università (la prima fu quella di Bologna), e l'insegnamento, per persone che giungevano da tutta l'Europa, era rigorosamente in latino: un latino certo che non poteva più dirsi la lingua di Cicerone od Orazio. I dotti delle università elaborarono un latino particolare, detto scolastico, adatto ad esprimere i concetti astratti e ricchi di sfumature elaborati dalla filosofia dell'epoca, chiamata appunto scolastica.

Il latino non era dunque più la lingua di comunicazione che era stata nel mondo romano; nondimeno era una lingua viva e vitale, tutt'altro che statica. Col tempo però anche questo fu visto come una depravazione della gloriosa lingua della Roma classica. Nel XIV secolo in Italia sorse un movimento culturale che, parallelamente alla riscoperta e rivalutazione del mondo classico e pagano, favorì un rinnovato interesse per il latino antico: esso prende il nome di Umanesimo. Cominciato già col Petrarca, ebbe i suoi maggiori esponenti in Poggio Bracciolini, Lorenzo Valla, Marsilio Ficino e Coluccio Salutati. La lingua classica divenne oggetto di studi approfonditissimi che segnarono di fatto la nascita della disciplina chiamata filologia classica.

In età moderna, il latino fu ancora usato come lingua della cultura più alta e della scienza, e in latino scrissero anche i primi scienziati moderni come Copernico e Newton (Galileo invece preferì l'italiano) fino almeno al XVIII secolo, quando anche in questo ruolo il latino fu sostituito dalle varie lingue nazionali (francese,inglese, tedesco ecc.).

[modifica] Il latino oggi

Il latino è a tutt'oggi materia di studio nei licei classici, linguistici, sociopsicopedagogici e scientifici italiani. Esiste una radio in Finlandia che trasmette in latino tutto il giorno. A Catania, invece, il Circulus Latinus Catinensis è promotore di un telegiornale settimanale interamente in latino dal nome Nuntii Latini Italici, che può essere visto e ascoltato sul web. Il latino è ancora lingua ufficiale della Santa Sede, benché lo Stato della Città del Vaticano utilizzi come lingua corrente l'italiano, riservando l'uso del latino ai documenti ufficiali.

Esistono proposte per rendere il latino lingua ufficiale per scopi amministrativi dell'Unione Europea, in modo da scegliere una lingua che non sia ufficiale di qualche Stato membro (a tutt'oggi, informalmente, l'inglese è la lingua franca di tutta l'Europa, perlomeno nella sua parte centro-occidentale).

I motti ufficiali dell'Unione Europea e degli Stati Uniti d'America sono in latino: rispettivamente In varietate concordia e E pluribus unum. La Svizzera, per evitare 'preferenze' fra le sue tre lingue ufficiali (e le sue quattro lingue 'nazionali') è ancora chiamata ufficialmente Confoederatio Helvetica (o Helvetia), sebbene il latino in questo caso non sia utilizzato a scopi amministrativi.

[modifica] Dall'Indoeuropeo comune al Latino

Il latino, come altre lingue derivate dalla lingua indoeuropea comune, presenta nel corso della sua evoluzione storica svariati mutamenti fonetici e morfologici che ne hanno modellato la forma nel corso dei secoli.

[modifica] Fonetica

[modifica] Vocali

Vocali toniche. Il vocalismo latino sotto accentazione si dimostrò molto conservativo rispetto all'originale fonetica indoeuropea, anche se le vocali poterono essere influenzate dalla consonante successiva.

Esistono però appunto altri mutamenti che subirono le vocali toniche:

  • /e//i/, se seguita da [ŋ], es: *penkʷe → *enkʷequinque
  • /e//o/, se in presenza di [w] e di [ł], es: *newosnovus, *wevo
  • /o//u/, se seguita da [ŋ], da [mb], da [mk] e da [ł], es: *uncusγχος, *weltvoltvult.
  • /wo//we/, se seguito da [r, s, t], es: vortōvertō (mutamento avvenuto in età storica e documentato)
  • /ō//ū/, se seguita da [r], es: quorcur

I dittonghi tonici subirono i seguenti mutamenti:

Vocali atone. Le vocali atone subirono in latino notevoli mutamenti, poiché tendevano a chiudersi sistematicamente verso un solo timbro vocalico o a cadere.

  • In sillaba aperta (terminante in vocale) interna tutte le vocali brevi tenderono verso → /i/, ad eccezione di quando si trovavano davanti a /ł/, quando tendevano a → /u/, mentre davanti ad /r/ tendevano a → /e/:
faciōconficiō, novusnovitās, lecolli
similissimulāre
*cinisescineris
  • In sillaba chiusa (terminante in consonante) interna si ebbero i seguenti mutamenti:
/a//e/, es: armainermis
/o//u/, es: *alomnosalumnus
/e/, /i/, /u/ non subiscono variazioni.
/a//i/ davanti a [ŋ], es: tangōcontingō
/a//e//i/ davanti a [ł], es: calcōinculcō
  • I dittonghi interni evolvettero così:
/aj//ei//ī/, es: aequosinīquos
/ej//ī/
/aw//ou//ū/, es: clauinclū
/ow//ū/
  • In sillaba aperta finale si osservano i seguenti mutamenti:
/i//e/, es: *marimare
/o//e/, es: *sekʷesosequere
/a/, /e/ ed /u/ si conservano
/i/ può cadere, es: *estiest, tremontitremunt (mutamento avvenuto in età preistorica ma appena documentato)
/e/ può cadere, es: *dīcedīc
  • In sillaba chiusa finale si osservano i seguenti mutamenti:
/a//e/, es: *pontifaxpontifex
/o//u/, se non preceduta da [u, w], es: *dominosdominus
/i//e/ solo prima di [s] e di [t], es: (gen.) *rēgesrēgis
/i/ ed /u/ generalmente si conservano
  • I dittonghi finali subirono generalmente lo stesso trattamento dei dittonghi interni:
/aj/, /ej/, /oj//ī/, es: *lupoilupī
  • Le vocali lunghe finali in sillaba chiusa inoltre tendettero a divenire brevi:
*amōramor, ma al genitivo amōris ← *amōres

[modifica] Consonanti

Le consonanti indoeuropee rimasero sostanzialmente invariate, a parte alcuni casi come le occlusive sonore aspirate che mutarono radicalmente.

Semiconsonanti. Le semiconsonanti subirono i seguenti mutamenti:

  • */j//j/ in posizione iniziale, → /i/ dopo consonante, e cade tra due vocali, es: *jugomiugum, *medʰjosmedius, *trejestrēs
  • */w//w/ (scritta V), es: *owisovis

Nasali. Le nasali, sillabiche e non, subirono i seguenti mutamenti:

  • */m//m/, es: *mātērmāter
  • */n//n/, es: *newosnovus
  • */ṃ//em/, es: *k'tomcentum
  • */ṇ//en/, es: *mtismens

Liquide. Le liquide, sillabiche e non, subirono i seguenti mutamenti:

Occlusive. Le consonanti occlusive sono quelle che subirono i mutamenti più evidenti nel sistema consonantico, nonostante buona parte di essa rimase invariata:

  • */p//p/, es: *pətērpater
  • */b//b/
  • */bʰ//f/ in posizione iniziale, → /b/ in posizione centrale, es: *bʰer-ferō, *albʰo-albus
  • */t//t/, → /d/ in posizione finale dopo vocale, cade in posizione finale dopo consonante, e */tl//cl/, es: *trejestrēs, *fecetfeced (forma arcaica), *lactlac, *saitlomsaeclum
  • */d/d/, cade però in posizione finale dopo vocale lunga e dopo consonante, inoltre in alcuni termini tende a presentarsi come variante di /l/, es: *domosdomus, *lupōdlupō, *cordcor, dingualingua
  • */dʰ//f/ in posizione iniziale, → /d/ in posizione centrale, → /b/ in posizione centrale dopo [r], es: *dʰūmosfūmus, *ajdʰ-aedes, *werdʰo-verbum
  • */k//k/ (in cui confluisce anche la palatale */ḱ/), es: *kṛdcor, *ṃtomcentum
  • */g//g/ (in cui confluisce anche la palatale */ģ/), es: *agōagō
  • */gʰ//h/, → /g/ dopo [ŋ], → /f/ prima di [u], es: *gʰostishostis, *angʰ-angustus, *gʰu-fundō
  • */kʷ/[kʷ] (scritta QV) in posizione iniziale, → /k/ davanti a consonante, mentre cade tra due consonanti, es: *kʷi-/kʷo-quis/quod, *kʷsx, *kʷenkʷto-quintus
  • */gʷ//v/, → /g/ davanti a [l] e /[r], mentre si conserva davanti a [ŋ], es: *gʷiwosvivus, *gʷēninguen
  • */qʷʰ//f/ in posizione iniziale e prima di [r], → /v/ in posizione intervocalica, → /gu/ in posizione centrale dopo [ŋ], es: *gʷʰomo-formus, *snigʷʰṃnivem, *sningʷʰetininguit

Spiranti. L'unica spirante riconosciuta per l'indoeuropeo comune subisce in latino profondi cambiamenti:

  • */s//s/ in posizione iniziale e finale, → /z//r/ in posizione intervocalica (fenomeno detto rotacismo), → /z//∅/ se si presenta prima di una consonante sonora, /ss//s/, mentre /sr//fr/ in posizione iniziale e → /br/ in posizione centrale, es: *seno-senex, *genosgenus, *flōsemflōrem (nom. flōs), *prīsmosprimus, *caussacausa (parole come *rosa non risentono del rotacismo perché rappresentano prestiti entrati dopo la fine del fenomeno), *dʰojnesrisfūnebris

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Enzo Mandruzzato, Il Piacere del latino. Per ricordarlo, impararlo, insegnarlo, Mondadori, Milano 1989
  • Enzo Mandruzzato, I segreti del latino. Mondadori, 1991.
  • Yves Cortez, "Le français ne vient pas du latin" Editions L'harmattan Paris 2007

[modifica] Collegamenti esterni

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