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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 31 &#8211; Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio, con sua grande maraviglia, sente spuntarsi un bel paio d&#8217;orecchie asinine e diventa un ciuchino, con la coda e tutto</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 15:13:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente il carro arrivò: e arrivò senza fare il più piccolo rumore, perché le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci. Lo tiravano dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame. Alcuni erano bigi, altri bianchi, altri brizzolati a uso pepe e sale, e altri rigati a grandi strisce [...]]]></description>
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</script></div><p>Finalmente il carro arrivò: e arrivò senza fare il più piccolo rumore, perché le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci.</p>
<p>Lo tiravano dodici pariglie di ciuchini, tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame.</p>
<p>Alcuni erano bigi, altri bianchi, altri brizzolati a uso pepe e  sale, e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine. Ma la cosa più  singolare era questa: che quelle dodici pariglie, ossia quei  ventiquattro ciuchini, invece di essere ferrati come tutti le altre  bestie da tiro o da soma, avevano ai piedi degli stivali da uomo di  vacchetta bianca.</p>
<p>E il conduttore del carro?&#8230;</p>
<p>Figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una  palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva  sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d&#8217;un gatto che si  raccomanda al buon cuore della padrona di casa.</p>
<p>Tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e  facevano a gara nel montare sul suo carro, per essere condotti da lui in  quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente  nome di Paese dei Balocchi.</p>
<p>Difatti il carro era già tutto pieno di ragazzetti fra gli otto e i  dodici anni, ammonticchiati gli uni sugli altri, come tante acciughe  nella salamoia. Stavano male, stavano pigiati, non potevano quasi  respirare: ma nessuno diceva <em>ohi! </em>, nessuno si lamentava. La  consolazione di sapere che fra poche ore sarebbero giunti in un paese,  dove non c&#8217;erano né libri, né scuole, né maestri, li rendeva così  contenti e rassegnati, che non sentivano né i disagi, né gli strapazzi,  né la fame, né la sete, né il sonno.</p>
<p>Appena che il carro si fu fermato, l&#8217;omino si volse a Lucignolo e con mille smorfie e mille manierine, gli domandò sorridendo:</p>
<p>- Dimmi, mio bel ragazzo, vuoi venire anche tu in quel fortunato paese?</p>
<p>- Sicuro che ci voglio venire.</p>
<p>- Ma ti avverto, carino mio, che nel carro non c&#8217;è più posto. Come vedi, è tutto pieno!&#8230;</p>
<p>- Pazienza! &#8211; replicò Lucignolo, &#8211; se non c&#8217;è posto dentro, io mi adatterò a star seduto sulle stanghe del carro.</p>
<p>E spiccato un salto, montò a cavalcioni sulle stanghe.</p>
<p>- E tu, amor mio?&#8230; &#8211; disse l&#8217;omino volgendosi tutto complimentoso a  Pinocchio. &#8211; Che intendi fare? Vieni con noi, o rimani?&#8230;</p>
<p>- Io rimango, &#8211; rispose Pinocchio. &#8211; Io voglio tornarmene a casa  mia: voglio studiare e voglio farmi onore alla scuola, come fanno tutti i  ragazzi perbene.</p>
<p>- Buon pro ti faccia!</p>
<p>- Pinocchio! &#8211; disse allora Lucignolo. &#8211; Dai retta a me: vieni via con noi e staremo allegri.</p>
<p>- No, no, no!</p>
<p>- Vieni via con noi e staremo allegri, &#8211; gridarono altre quattro voci di dentro al carro.</p>
<p>- Vieni via con noi e staremo allegri, &#8211; urlarono tutte insieme un centinaio di voci di dentro al carro.</p>
<p>- E se vengo con voi, che cosa dirà la mia buona Fata? &#8211; disse il  burattino che cominciava a intenerirsi e a ciurlar nel manico.</p>
<p>- Non ti fasciare il capo con tante melanconie. Pensa che andiamo in  un paese dove saremo padroni di fare il chiasso dalla mattina alla  sera!</p>
<p>Pinocchio non rispose: ma fece un sospiro: poi fece un altro sospiro: poi un terzo sospiro; finalmente disse:</p>
<p>- Fatemi un po&#8217; di posto: voglio venire anch&#8217;io!&#8230;</p>
<p>- I posti son tutti pieni, &#8211; replicò l&#8217;omino, &#8211; ma per mostrarti quanto sei gradito, posso cederti il mio posto a cassetta&#8230;</p>
<p>- E voi?&#8230;</p>
<p>- E io farò la strada a piedi.</p>
<p>- No, davvero, che non lo permetto. Preferisco piuttosto di salire in groppa a qualcuno di questi ciuchini! &#8211; gridò Pinocchio.</p>
<p>Detto fatto, si avvicinò al ciuchino manritto della prima pariglia e  fece l&#8217;atto di volerlo cavalcare: ma la bestiola, voltandosi a secco,  gli dette una gran musata nello stomaco e lo gettò a gambe all&#8217;aria.</p>
<p>Figuratevi la risatona impertinente e sgangherata di tutti quei ragazzi presenti alla scena.</p>
<p>Ma l&#8217;omino non rise. Si accostò pieno di amorevolezza al ciuchino  ribelle, e, facendo finta di dargli un bacio, gli staccò con un morso la  metà dell&#8217;orecchio destro.</p>
<p>Intanto Pinocchio, rizzatosi da terra tutto infuriato, schizzò con  un salto sulla groppa di quel povero animale. E il salto fu così bello,  che i ragazzi, smesso di ridere, cominciarono a urlare: «Viva  Pinocchio!» e a fare una smanacciata di applausi, che non finivano più.</p>
<p>Quand&#8217;ecco che all&#8217;improvviso il ciuchino alzò tutt&#8217;e due le gambe  di dietro, e dando una fortissima sgropponata, scaraventò il povero  burattino in mezzo alla strada sopra un monte di ghiaia.</p>
<p>Allora grandi risate daccapo: ma l&#8217;omino, invece di ridere, si sentì  preso da tanto amore per quell&#8217;irrequieto asinello, che, con un bacio,  gli portò via di netto la metà di quell&#8217;altro orecchio. Poi disse al  burattino:</p>
<p>- Rimonta pure a cavallo e non aver paura. Quel ciuchino aveva  qualche grillo per il capo: ma io gli ho detto due paroline negli  orecchi e spero di averlo reso mansueto e ragionevole.</p>
<p>Pinocchio montò: e il carro cominciò a muoversi: ma nel tempo che i  ciuchini galoppavano e che il carro correva sui ciotoli della via  maestra, gli parve al burattino di sentire una voce sommessa e appena  intelligibile, che gli disse:</p>
<p>- Povero gonzo! Hai voluto fare a modo tuo, ma te ne pentirai!</p>
<p>Pinocchio, quasi impaurito, guardò di qua e di là, per conoscere da  qual parte venissero queste parole; ma non vide nessuno: i ciuchini  galoppavano, il carro correva, i ragazzi dentro al carro dormivano,  Lucignolo russava come un ghiro e l&#8217;omino seduto a cassetta,  canterellava fra i denti:</p>
<p>Tutti la notte dormono</p>
<p>E io non dormo mai&#8230;</p>
<p>Fatto un altro mezzo chilometro, Pinocchio sentì la solita vocina fioca che gli disse:</p>
<p>- Tienlo a mente, grullerello! I ragazzi che smettono di studiare e  voltano le spalle ai libri, alle scuole e ai maestri, per darsi  interamente ai balocchi e ai divertimenti, non possono far altro che una  fine disgraziata!&#8230; Io lo so per prova!&#8230; E te lo posso dire! Verrà  un giorno che piangerai anche tu, come oggi piango io&#8230; ma allora sarà  tardi!&#8230;</p>
<p>A queste parole bisbigliate sommessamente, il burattino, spaventato  più che mai, saltò giù dalla groppa della cavalcatura e andò a prendere  il suo ciuchino per il muso.</p>
<p>E immaginatevi come restò, quando s&#8217;accorse che il suo ciuchino piangeva&#8230; e piangeva proprio come un ragazzo!</p>
<p>- Ehi, signor omino, &#8211; gridò allora Pinocchio al padrone del carro, &#8211; sapete che cosa c&#8217;è di nuovo? Questo ciuchino piange.</p>
<p>- Lascialo piangere: riderà quando sarà sposo</p>
<p>- Ma che forse gli avete insegnato anche a parlare ?</p>
<p>- No: ha imparato da sé a borbottare qualche parola, essendo stato tre anni in una compagnia di cani ammaestrati.</p>
<p>- Povera bestia!&#8230;</p>
<p>- Via, via, &#8211; disse l&#8217;omino, &#8211; non perdiamo il nostro tempo a veder  piangere un ciuco. Rimonta a cavallo, e andiamo: la notte è fresca e la  strada è lunga.</p>
<p>Pinocchio obbedì senza rifiatare. Il carro riprese la sua corsa: e  la mattina, sul far dell&#8217;alba, arrivarono felicemente nel Paese dei  Balocchi.</p>
<p>Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua  popolazione era tutta composta di ragazzi. I più vecchi avevano  quattordici anni: i più giovani ne avevano otto appena. Nelle strade,  un&#8217;allegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Branchi di  monelli dappertutto. Chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi  alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra a un cavallino di legno;  questi facevano a mosca-cieca, quegli altri si rincorrevano; altri,  vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi  cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle  mani in terra e colle gambe in aria; chi mandava il cerchio, chi  passeggiava vestito da generale coll&#8217;elmo di foglio e lo squadrone di  cartapesta; chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le mani,  chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l&#8217;ovo;  insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano  indiavolato, da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere  assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati  di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si  leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: <em>Viva i balocci </em> (invece di balocchi): <em>non voglamo più schole </em> (invece di <em>non vogliamo più scuole </em>): <em>abbasso Larin Metica </em> (invece di l&#8217;aritmetica) e altri fiori consimili.</p>
<p>Pinocchio, Lucignolo e tutti gli altri ragazzi, che avevano fatto il  viaggio coll&#8217;omino, appena ebbero messo il piede dentro la città, si  ficcarono subito in mezzo alla gran baraonda, e in pochi minuti, come è  facile immaginarselo, diventarono gli amici di tutti. Chi più felice,  chi più contento di loro?</p>
<p>In mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane, passavano come tanti baleni.</p>
<p>- Oh! che bella vita! &#8211; diceva Pinocchio tutte le volte che per caso s&#8217;imbatteva in Lucignolo.</p>
<p>- Vedi, dunque, se avevo ragione?&#8230; &#8211; ripigliava quest&#8217;ultimo. &#8211; E  dire che tu non volevi partire! E pensare che t&#8217;eri messo in capo di  tornartene a casa dalla tua Fata, per perdere il tempo a studiare!&#8230;.  Se oggi ti sei liberato dalla noia dei libri e delle scuole, lo devi a  me, ai miei consigli, alle mie premure, ne convieni? Non vi sono che i  veri amici che sappiano rendere di questi grandi favori.</p>
<p>- È vero, Lucignolo! Se oggi io sono un ragazzo veramente contento, è  tutto merito tuo. E il maestro, invece, sai che cosa mi diceva,  parlando di te? Mi diceva sempre: «Non praticare quella birba di  Lucignolo perché Lucignolo è un cattivo compagno e non può consigliarti  altro che a far del male!&#8230;».</p>
<p>- Povero maestro! &#8211; replicò l&#8217;altro tentennando il capo. &#8211; Lo so  purtroppo che mi aveva a noia e che si divertiva sempre a calunniarmi,  ma io sono generoso e gli perdono!</p>
<p>- Anima grande! &#8211; disse Pinocchio, abbracciando affettuosamente l&#8217;amico e dandogli un bacio in mezzo agli occhi.</p>
<p>Intanto era già da cinque mesi che durava questa bella cuccagna di  baloccarsi e di divertirsi le giornate intere, senza mai vedere in  faccia né un libro, né una scuola, quando una mattina Pinocchio,  svegliandosi, ebbe, come si suol dire, una gran brutta sorpresa che lo  messe proprio di malumore.</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 30 &#8211; Pinocchio, invece di diventare un ragazzo, parte di nascosto col suo amico Lucignolo per il Paese dei Balocchi</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 15:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Collodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Com&#8217;è naturale, Pinocchio chiese subito alla Fata il permesso di andare in giro per la città a fare gli inviti: e la Fata gli disse: - Vai pure a invitare i tuoi compagni per la colazione di domani: ma ricordati di tornare a casa prima che faccia notte. Hai capito? - Fra un&#8217;ora prometto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Com&#8217;è naturale, Pinocchio chiese subito alla Fata il permesso di  andare in giro per la città a fare gli inviti: e la Fata gli disse:</p>
<p>- Vai pure a invitare i tuoi compagni per la colazione di domani: ma  ricordati di tornare a casa prima che faccia notte. Hai capito?</p>
<p>- Fra un&#8217;ora prometto di essere bell&#8217;e ritornato, &#8211; replicò il burattino.</p>
<p>- Bada, Pinocchio! I ragazzi fanno presto a promettere: ma il più delle volte, fanno tardi a mantenere.</p>
<p>- Ma io non sono come gli altri: io, quando dico una cosa, la mantengo.</p>
<p>- Vedremo. Caso poi tu disubbidissi, tanto peggio per te.</p>
<p>- Perché?</p>
<p>- Perché i ragazzi che non danno retta ai consigli di chi ne sa più di loro, vanno sempre incontro a qualche disgrazia.</p>
<p>- E io l&#8217;ho provato! &#8211; disse Pinocchio. &#8211; Ma ora non ci ricasco più!</p>
<p>- Vedremo se dici il vero.</p>
<p>Senza aggiungere altre parole, il burattino salutò la sua buona  Fata, che era per lui una specie di mamma, e cantando e ballando uscì  fuori della porta di casa.</p>
<p>In poco più d&#8217;un&#8217;ora, tutti i suoi amici furono invitati. Alcuni  accettarono subito e di gran cuore: altri da principio si fecero un po&#8217;  pregare; ma quando seppero che i panini da inzuppare nel caffè-e-latte  sarebbero stati imburrati anche dalla parte di fuori, finirono tutti col  dire: «Verremo anche noi, per farti piacere».</p>
<p>Ora bisogna sapere che Pinocchio, fra i suoi amici e compagni di  scuola, ne aveva uno prediletto e carissimo, il quale si chiamava di  nome Romeo: ma tutti lo chiamavano col soprannome di <em>Lucignolo </em>, per via del suo personalino asciutto, secco e allampanato, tale e quale come il lucignolo nuovo di un lumino da notte.</p>
<p>Lucignolo era il ragazzo più svogliato e più birichino di tutta la  scuola: ma Pinocchio gli voleva un gran bene. Difatti andò subito a  cercarlo a casa, per invitarlo alla colazione, e non lo trovò: tornò una  seconda volta, e Lucignolo non c&#8217;era: tornò una terza volta, e fece la  strada invano.</p>
<p>Dove poterlo ripescare? Cerca di qua, cerca di là, finalmente lo vide nascosto sotto il portico di una casa di contadini.</p>
<p>- Che cosa fai costì? &#8211; gli domandò Pinocchio, avvicinandosi.</p>
<p>- Aspetto la mezzanotte, per partire&#8230;</p>
<p>- Dove vai?</p>
<p>- Lontano, lontano, lontano!</p>
<p>- E io che son venuto a cercarti a casa tre volte!&#8230;</p>
<p>- Che cosa volevi da me?</p>
<p>- Non sai il grande avvenimento? Non sai la fortuna che mi è toccata?</p>
<p>- Quale?</p>
<p>- Domani finisco di essere un burattino e divento un ragazzo come te, e come tutti gli altri.</p>
<p>- Buon pro ti faccia.</p>
<p>- Domani, dunque, ti aspetto a colazione a casa mia.</p>
<p>- Ma se ti dico che parto questa sera.</p>
<p>- A che ora?</p>
<p>- Fra poco.</p>
<p>- E dove vai?</p>
<p>- Vado ad abitare in un paese&#8230; che è il più bel paese di questo mondo: una vera cuccagna!&#8230;</p>
<p>- E come si chiama?</p>
<p>- Si chiama il Paese dei Balocchi. Perché non vieni anche tu?</p>
<p>- Io? no davvero!</p>
<p>- Hai torto, Pinocchio! Credilo a me che, se non vieni, te ne  pentirai. Dove vuoi trovare un paese più salubre per noialtri ragazzi?  Lì non vi sono scuole: lì non vi sono maestri: lì non vi sono libri. In  quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola: e  ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica. Figùrati che  le vacanze dell&#8217;autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono  coll&#8217;ultimo di dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me! Ecco  come dovrebbero essere tutti i paesi civili!&#8230;</p>
<p>- Ma come si passano le giornate nel Paese dei Balocchi?</p>
<p>- Si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera. La  sera poi si va a letto, e la mattina dopo si ricomincia daccapo. Che te  ne pare?</p>
<p>- Uhm!&#8230; &#8211; fece Pinocchio: e tentennò leggermente il capo, come dire: «È una vita che farei volentieri anch&#8217;io!».</p>
<p>- Dunque, vuoi partire con me? Sì o no? Risolviti.</p>
<p>- No, no, no e poi no. Oramai ho promesso alla mia buona Fata di  diventare un ragazzo perbene, e voglio mantenere la promessa. Anzi,  siccome vedo che il sole va sotto, così ti lascio subito e scappo via.  Dunque addio e buon viaggio.</p>
<p>- Dove corri con tanta furia?</p>
<p>- A casa. La mia buona Fata vuole che ritorni prima di notte.</p>
<p>- Aspetta altri due minuti.</p>
<p>- Faccio troppo tardi.</p>
<p>- Due minuti soli.</p>
<p>- E se poi la Fata mi grida?</p>
<p>- Lasciala gridare. Quando avrà gridato ben bene, si cheterà, &#8211; disse quella birba di Lucignolo.</p>
<p>- E come fai? Parti solo o in compagnia?</p>
<p>- Solo? Saremo più di cento ragazzi.</p>
<p>- E il viaggio lo fate a piedi?</p>
<p>- A mezzanotte passerà di qui il carro che ci deve prendere e condurre fin dentro ai confini di quel fortunatissimo paese.</p>
<p>- Che cosa pagherei che ora fosse mezzanotte!&#8230;</p>
<p>- Perché?</p>
<p>- Per vedervi partire tutti insieme.</p>
<p>- Rimani qui un altro poco e ci vedrai.</p>
<p>- No, no: voglio ritornare a casa.</p>
<p>- Aspetta altri due minuti.</p>
<p>- Ho indugiato anche troppo. La Fata starà in pensiero per me.</p>
<p>- Povera Fata! Che ha paura forse che ti mangino i pipistrelli?</p>
<p>- Ma dunque, &#8211; soggiunse Pinocchio, &#8211; tu sei veramente sicuro che in quel paese non ci sono punte scuole?&#8230;</p>
<p>- Neanche l&#8217;ombra.</p>
<p>- E nemmeno maestri?&#8230;</p>
<p>- Nemmen&#8217;uno.</p>
<p>- E non c&#8217;è mai l&#8217;obbligo di studiare?</p>
<p>- Mai, mai, mai!</p>
<p>- Che bel paese! &#8211; disse Pinocchio, sentendo venirsi l&#8217;acquolina in  bocca. &#8211; Che bel paese! Io non ci sono stato mai, ma me lo figuro!&#8230;</p>
<p>- Perché non vieni anche tu?</p>
<p>- È inutile che tu mi tenti! Oramai ho promesso alla mia buona Fata  di diventare un ragazzo di giudizio, e non voglio mancare alla parola.</p>
<p>- Dunque addio, e salutami tanto le scuole ginnasiali!&#8230; E anche quelle liceali, se le incontri per la strada.</p>
<p>- Addio, Lucignolo: fai buon viaggio, divertiti e rammentati qualche volta degli amici.</p>
<p>Ciò detto, il burattino fece due passi in atto di andarsene: ma poi, fermandosi e voltandosi all&#8217;amico, gli domandò:</p>
<p>- Ma sei proprio sicuro che in quel paese tutte le settimane sieno composte di sei giovedì e di una domenica?</p>
<p>- Sicurissimo.</p>
<p>- Ma lo sai di certo che le vacanze abbiano principio col primo di gennaio e finiscano coll&#8217;ultimo di dicembre?</p>
<p>- Di certissimo!</p>
<p>- Che bel paese! &#8211; ripeté Pinocchio, sputando dalla soverchia consolazione.</p>
<p>Poi, fatto un animo risoluto, soggiunse in fretta e furia:</p>
<p>- Dunque, addio davvero: e buon viaggio.</p>
<p>- Addio.</p>
<p>- Fra quanto partirete?</p>
<p>- Fra due ore!</p>
<p>- Peccato! Se alla partenza mancasse un&#8217;ora sola, sarei quasi quasi capace di aspettare.</p>
<p>- E la Fata?&#8230;</p>
<p>- Oramai ho fatto tardi!&#8230; E tornare a casa un&#8217;ora prima o un&#8217;ora dopo, è lo stesso.</p>
<p>- Povero Pinocchio! E se la Fata ti grida?</p>
<p>- Pazienza! La lascerò gridare. Quando avrà gridato ben bene, si cheterà.</p>
<p>Intanto si era già fatta notte e notte buia: quando a un tratto  videro muoversi in lontananza un lumicino&#8230; e sentirono un suono di  bubboli e uno squillo di trombetta, così piccolino e soffocato, che  pareva il sibilo di una zanzara!</p>
<p>- Eccolo! &#8211; gridò Lucignolo, rizzandosi in piedi.</p>
<p>- Chi è? &#8211; domandò sottovoce Pinocchio.</p>
<p>- È il carro che viene a prendermi. Dunque, vuoi venire, sì o no?</p>
<p>- Ma è proprio vero, &#8211; domandò il burattino, &#8211; che in quel paese i ragazzi non hanno mai l&#8217;obbligo di studiare?</p>
<p>- Mai, mai, mai!</p>
<p>- Che bel paese!&#8230; che bel paese!&#8230; che bel paese!&#8230;</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 29 &#8211; Ritorna a casa della Fata, la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un burattino, ma diventerà un ragazzo. Gran colazione di caffè-e-latte per festeggiare questo grande avvenimento</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 15:09:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Collodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre il pescatore era proprio sul punto di buttar Pinocchio nella padella, entrò nella grotta un grosso cane condotto là dall&#8217;odore acutissimo e ghiotto della frittura. - Passa via! &#8211; gli gridò il pescatore minacciandolo e tenendo sempre in mano il burattino infarinato. Ma il povero cane aveva una fame per quattro, e mugolando e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il pescatore era proprio sul punto di buttar Pinocchio nella  padella, entrò nella grotta un grosso cane condotto là dall&#8217;odore  acutissimo e ghiotto della frittura.</p>
<p>- Passa via! &#8211; gli gridò il pescatore minacciandolo e tenendo sempre in mano il burattino infarinato.</p>
<p>Ma il povero cane aveva una fame per quattro, e mugolando e  dimenando la coda, pareva che dicesse: «Dammi un boccon di frittura e ti  lascio in pace».</p>
<p>- Passa via, ti dico! &#8211; gli ripeté il pescatore; e allungò la gamba per tirargli una pedata.</p>
<p>Allora il cane che, quando aveva fame davvero, non era avvezzo a  lasciarsi posar mosche sul naso, si rivoltò ringhioso al pescatore,  mostrandogli le sue terribili zanne.</p>
<p>In quel mentre si udì nella grotta una vocina fioca fioca, che disse:</p>
<p>- Salvami, Alidoro!&#8230; Se non mi salvi, son fritto!</p>
<p>Il cane riconobbe subito la voce di Pinocchio e si accorse con sua  grandissima maraviglia che la vocina era uscita da quel fagotto  infarinato che il pescatore teneva in mano.</p>
<p>Allora che cosa fa? Spicca un gran lancio da terra, abbocca quel  fagotto infarinato e tenendolo leggermente coi denti, esce correndo  dalla grotta, e via come un baleno!</p>
<p>Il pescatore, arrabbiatissimo di vedersi strappar di mano un pesce,  che egli avrebbe mangiato tanto volentieri, si provò a rincorrere il  cane; ma fatti pochi passi, gli venne un nodo di tosse e dové tornarsene  indietro.</p>
<p>Intanto Alidoro, ritrovata che ebbe la viottola che conduceva al  paese, si fermò e posò delicatamente in terra l&#8217;amico Pinocchio.</p>
<p>- Quanto ti debbo ringraziare! &#8211; disse il burattino.</p>
<p>- Non c&#8217;è bisogno, &#8211; replicò il cane. &#8211; Tu salvasti me, e quel che è  fatto, è reso. Si sa: in questo mondo bisogna tutti aiutarsi l&#8217;uno  coll&#8217;altro.</p>
<p>- Ma come mai sei capitato in quella grotta?</p>
<p>- Ero sempre qui disteso sulla spiaggia più morto che vivo, quando  il vento mi ha portato da lontano un odorino di frittura. Quell&#8217;odorino  mi ha stuzzicato l&#8217;appetito, e io gli sono andato dietro. Se arrivavo un  minuto più tardi!&#8230;</p>
<p>- Non me lo dire! &#8211; urlò Pinocchio che tremava ancora dalla paura. &#8211;  Non me lo dire! Se tu arrivavi un minuto più tardi, a quest&#8217;ora io ero  bell&#8217;e fritto, mangiato e digerito. Brrr!&#8230; mi vengono i brividi  soltanto a pensarvi!&#8230;</p>
<p>Alidoro, ridendo, stese la zampa destra verso il burattino, il quale  gliela strinse forte forte in segno di grande amicizia: e dopo si  lasciarono.</p>
<p>Il cane riprese la strada di casa: e Pinocchio, rimasto solo, andò a  una capanna lì poco distante, e domandò a un vecchietto che stava sulla  porta a scaldarsi al sole:</p>
<p>- Dite, galantuomo, sapete nulla di un povero ragazzo ferito nel capo e che si chiamava Eugenio?&#8230;</p>
<p>- Il ragazzo è stato portato da alcuni pescatori in questa capanna, e ora&#8230;</p>
<p>Ora sarà morto!&#8230; &#8211; interruppe Pinocchio con gran dolore.</p>
<p>- No: ora è vivo, ed è già ritornato a casa sua.</p>
<p>- Davvero, davvero? &#8211; gridò il burattino, saltando dall&#8217;allegrezza. &#8211; Dunque la ferita non era grave?</p>
<p>- Ma poteva riuscire gravissima e anche mortale, &#8211; rispose il  vecchietto, &#8211; perché gli tirarono sul capo un grosso libro rilegato in  cartone.</p>
<p>- E chi glielo tirò?</p>
<p>- Un suo compagno di scuola: un certo Pinocchio&#8230;</p>
<p>- E chi è questo Pinocchio? &#8211; domandò il burattino facendo lo gnorri.</p>
<p>- Dicono che sia un ragazzaccio, un vagabondo, un vero rompicollo&#8230;</p>
<p>- Calunnie! Tutte calunnie!</p>
<p>- Lo conosci tu questo Pinocchio?</p>
<p>- Di vista! &#8211; rispose il burattino.</p>
<p>- E tu che concetto ne hai? &#8211; gli chiese il vecchietto.</p>
<p>- A me mi pare un gran buon figliuolo, pieno di voglia di studiare, ubbidiente, affezionato al suo babbo e alla sua famiglia&#8230;</p>
<p>Mentre il burattino sfilava a faccia fresca tutte queste bugie, si  toccò il naso e si accorse che il naso gli s&#8217;era allungato più d&#8217;un  palmo. Allora tutto impaurito cominciò a gridare:</p>
<p>- Non date retta, galantuomo, a tutto il bene che ve ne ho detto:  perché conosco benissimo Pinocchio e posso assicurarvi anch&#8217;io che è  davvero un ragazzaccio, un disubbidiente e uno svogliato, che invece di  andare a scuola, va coi compagni a fare lo sbarazzino!</p>
<p>Appena ebbe pronunziate queste parole, il suo naso raccorcì e tornò della grandezza naturale, come era prima.</p>
<p>- E perché sei tutto bianco a codesto modo? &#8211; gli domandò a un tratto il vecchietto.</p>
<p>- Vi dirò&#8230; senza avvedermene, mi sono strofinato a un muro, che  era imbiancato di fresco, &#8211; rispose il burattino, vergognandosi a  confessare che lo avevano infarinato come un pesce, per poi friggerlo in  padella.</p>
<p>- O della tua giacchetta, de&#8217; tuoi calzoncini e del tuo berretto che cosa ne hai fatto?</p>
<p>- Ho incontrato i ladri e mi hanno spogliato. Dite, buon vecchio,  non avreste per caso da darmi un po&#8217; di vestituccio, tanto perché io  possa ritornare a casa?</p>
<p>- Ragazzo mio, in fatto di vestiti, io non ho che un piccolo sacchetto, dove ci tengo i lupini. Se vuoi, piglialo: eccolo là.</p>
<p>E Pinocchio non se lo fece dire due volte: prese subito il sacchetto  dei lupini che era vuoto, e dopo averci fatto colle forbici una piccola  buca nel fondo e due buche dalle parti, se lo infilò a uso camicia. E  vestito leggerino a quel modo, si avviò verso il paese.</p>
<p>Ma, lungo la strada, non si sentiva punto tranquillo; tant&#8217;è vero  che faceva un passo avanti e uno indietro e, discorrendo da se solo,  andava dicendo:</p>
<p>- Come farò a presentarmi alla mia buona Fatina? Che dirà quando mi  vedrà?&#8230; Vorrà perdonarmi questa seconda birichinata?&#8230; Scommetto che  non me la perdona!&#8230; Oh! Non me la perdona di certo&#8230; E mi sta il  dovere: perché io sono un monello che prometto sempre di correggermi, e  non mantengo mai!&#8230;</p>
<p>Arrivò al paese che era già notte buia, e perché faceva tempaccio e  l&#8217;acqua veniva giù a catinelle, andò diritto diritto alla casa della  Fata coll&#8217;animo risoluto di bussare alla porta e di farsi aprire.</p>
<p>Ma, quando fu lì, sentì mancarsi il coraggio, e invece di bussare si  allontanò, correndo, una ventina di passi. Si avvicinò una seconda  volta alla porta, e non concluse nulla: si avvicinò una terza volta, e  nulla: la quarta volta prese, tremando, il battente di ferro in mano, e  bussò un piccolo colpettino.</p>
<p>Aspetta, aspetta, finalmente dopo mezz&#8217;ora si aprì una finestra  dell&#8217;ultimo piano (la casa era di quattro piani) e Pinocchio vide  affacciarsi una grossa Lumaca, che aveva un lumicino acceso sul capo, la  quale disse:</p>
<p>- Chi è a quest&#8217;ora?</p>
<p>- La Fata è in casa? &#8211; domandò il burattino.</p>
<p>- La Fata dorme e non vuol essere svegliata: ma tu chi sei?</p>
<p>- Sono io!</p>
<p>- Chi io?</p>
<p>- Pinocchio.</p>
<p>- Chi Pinocchio?</p>
<p>- Il burattino, quello che sta in casa colla Fata.</p>
<p>- Ah! ho capito, &#8211; disse la Lumaca. &#8211; Aspettami costì, che ora scendo giù e ti apro subito.</p>
<p>- Spicciatevi, per carità, perché io muoio dal freddo.</p>
<p>- Ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta.</p>
<p>Intanto passò un&#8217;ora, ne passarono due, e la porta non si apriva:  per cui Pinocchio, che tremava dal freddo, dalla paura e dall&#8217;acqua che  aveva addosso, si fece cuore e bussò una seconda volta, e bussò più  forte. A quel secondo colpo si aprì una finestra del piano di sotto e si  affacciò la solita Lumaca.</p>
<p>- Lumachina bella, &#8211; gridò Pinocchio dalla strada, &#8211; sono due ore  che aspetto! E due ore, a questa serataccia, diventano più lunghe di due  anni. Spicciatevi, per carità.</p>
<p>- Ragazzo mio &#8211; gli rispose dalla finestra quella bestiola tutta  pace e tutta flemma, &#8211; ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non  hanno mai fretta.</p>
<p>E la finestra si richiuse.</p>
<p>Di lì a poco suonò la mezzanotte: poi il tocco, poi le due dopo mezzanotte, e la porta era sempre chiusa.</p>
<p>Allora Pinocchio, perduta la pazienza, afferrò con rabbia il  battente della porta per bussare un gran colpo da far rintronare tutto  il casamento: ma il battente che era di ferro, diventò a un tratto  un&#8217;anguilla viva, che sgusciandogli dalle mani sparì nel rigagnolo  d&#8217;acqua in mezzo alla strada.</p>
<p>- Ah, sì? &#8211; gridò Pinocchio sempre più accecato dalla collera. &#8211; Se  il battente è sparito, io seguiterò a bussare a furia di calci.</p>
<p>E tiratosi un poco indietro, lasciò andare una solennissima pedata  nell&#8217;uscio della casa. Il colpo fu così forte, che il piede penetrò nel  legno fino a mezzo: e quando il burattino si provò a ricavarlo fuori, fu  tutta fatica inutile: perché il piede c&#8217;era rimasto conficcato dentro,  come un chiodo ribadito.</p>
<p>Figuratevi il povero Pinocchio! Dové passare tutto il resto della notte con un piede in terra e con quell&#8217;altro per aria.</p>
<p>La mattina, sul far del giorno, finalmente la porta si aprì.</p>
<p>Quella brava bestiola della Lumaca, a scendere dal quarto piano fino  all&#8217;uscio di strada, ci aveva messo solamente nove ore. Bisogna proprio  dire che avesse fatto una sudata!</p>
<p>- Che cosa fate con codesto piede conficcato nell&#8217;uscio? &#8211; domandò ridendo al burattino.</p>
<p>- È stata una disgrazia. Vedete un po&#8217;, Lumachina bella, se vi riesce di liberarmi da questo supplizio.</p>
<p>- Ragazzo mio, così ci vuole un legnaiolo, e io non ho mai fatto la legnaiola.</p>
<p>- Pregate la Fata da parte mia!&#8230;</p>
<p>- La Fata dorme e non vuol essere svegliata.</p>
<p>- Ma che cosa volete che io faccia inchiodato tutto il giorno a questa porta?</p>
<p>- Divèrtiti a contare le formicole che passano per la strada.</p>
<p>- Portatemi almeno qualche cosa da mangiare, perché mi sento rifinito.</p>
<p>- Subito! &#8211; disse la Lumaca.</p>
<p>Difatti dopo tre ore e mezzo Pinocchio la vide tornare con un  vassoio d&#8217;argento in capo. Nel vassoio c&#8217;era un pane, un pollastro  arrosto e quattro albicocche mature.</p>
<p>- Ecco la colazione che vi manda la Fata, &#8211; disse la Lumaca.</p>
<p>Alla vista di quella grazia di Dio, il burattino sentì consolarsi tutto.</p>
<p>Ma quale fu il suo disinganno, quando incominciando a mangiare, si  dové accorgere che il pane era di gesso, il pollastro di cartone e le  quattro albicocche di alabastro, colorite al naturale.</p>
<p>Voleva piangere, voleva darsi alla disperazione, voleva buttar via  il vassoio e quel che c&#8217;era dentro: ma invece, o fosse il gran dolore o  la gran languidezza di stomaco, fatto sta che cadde svenuto.</p>
<p>Quando si riebbe, si trovò disteso sopra un sofà, e la Fata era accanto a lui.</p>
<p>- Anche per questa volta ti perdono, &#8211; gli disse la Fata, &#8211; ma guai a te se me ne fai un&#8217;altra delle tue!&#8230;</p>
<p>Pinocchio promise e giurò che avrebbe studiato, e che si sarebbe  condotto sempre bene. E mantenne la parola per tutto il resto dell&#8217;anno.  Difatti, agli esami delle vacanze, ebbe l&#8217;onore di essere il più bravo  della scuola; e i suoi portamenti, in generale, furono giudicati così  lodevoli e soddisfacenti, che la Fata, tutta contenta, gli disse:</p>
<p>- Domani finalmente il tuo desiderio sarà appagato!</p>
<p>- Cioè?</p>
<p>- Domani finirai di essere un burattino di legno, e diventerai un ragazzo perbene.</p>
<p>Chi non ha veduto la gioia di Pinocchio, a questa notizia tanto  sospirata, non potrà mai figurarsela. Tutti i suoi amici e compagni di  scuola dovevano essere invitati per il giorno dopo a una gran colazione  in casa della Fata, per festeggiare insieme il grande avvenimento: e la  Fata aveva fatto preparare dugento tazze di caffè-e-latte e quattrocento  panini imburrati di sotto e di sopra. Quella giornata prometteva  d&#8217;essere molto bella e molto allegra, ma&#8230;</p>
<p>Disgraziatamente, nella vita dei burattini c&#8217;è sempre un <em>ma </em>, che sciupa ogni cosa.</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Cap. 28 &#8211; Pinocchio corre pericolo di essere fritto in padella come un pesce</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 15:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Collodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante quella corsa disperata, vi fu un momento terribile, un momento in cui Pinocchio si credé perduto: perché bisogna sapere che Alidoro (era questo il nome del can-mastino) a furia di correre e correre, l&#8217;aveva quasi raggiunto. Basti dire che il burattino sentiva dietro di sé, alla distanza d&#8217;un palmo, l&#8217;ansare affannoso di quella bestiaccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante quella corsa disperata, vi fu un momento terribile, un  momento in cui Pinocchio si credé perduto: perché bisogna sapere che  Alidoro (era questo il nome del can-mastino) a furia di correre e  correre, l&#8217;aveva quasi raggiunto.</p>
<p>Basti dire che il burattino sentiva dietro di sé, alla distanza d&#8217;un  palmo, l&#8217;ansare affannoso di quella bestiaccia e ne sentiva perfino la  vampa calda delle fiatate.</p>
<p>Per buona fortuna la spiaggia era oramai vicina e il mare si vedeva lì a pochi passi.</p>
<p>Appena fu sulla spiaggia, il burattino spiccò un bellissimo salto,  come avrebbe potuto fare un ranocchio, e andò a cascare in mezzo  all&#8217;acqua. Alidoro invece voleva fermarsi; ma trasportato dall&#8217;impeto  della corsa, entrò nell&#8217;acqua anche lui. E quel disgraziato non sapeva  nuotare; per cui cominciò subito ad annaspare colle zampe per reggersi a  galla: ma più annaspava e più andava col capo sott&#8217;acqua.</p>
<p>Quando torno a rimettere il capo fuori, il povero cane aveva gli occhi impauriti e stralunati, e, abbaiando, gridava.</p>
<p>- Affogo! Affogo!</p>
<p>- Crepa! &#8211; gli rispose Pinocchio da lontano, il quale si vedeva oramai sicuro da ogni pericolo.</p>
<p>- Aiutami, Pinocchio mio!&#8230; salvami dalla morte!&#8230;</p>
<p>A quelle grida strazianti, il burattino, che in fondo aveva un cuore  eccellente, si mosse a compassione, e voltosi al cane gli disse:</p>
<p>- Ma se io ti aiuto a salvarti, mi prometti di non darmi più noia e di non corrermi dietro?</p>
<p>- Te lo prometto! Te lo prometto! Spicciati per carità, perché se indugi un altro mezzo minuto, son bell&#8217;e morto.</p>
<p>Pinocchio esitò un poco: ma poi ricordandosi che il suo babbo gli  aveva detto tante volte che a fare una buona azione non ci si scapita  mai, andò nuotando a raggiungere Alidoro, e, presolo per la coda con  tutte e due le mani, lo portò sano e salvo sulla rena asciutta del lido.</p>
<p>Il povero cane non si reggeva più in piedi. Aveva bevuto, senza  volerlo, tant&#8217;acqua salata, che era gonfiato come un pallone. Per altro  il burattino, non volendo fare a fidarsi troppo, stimò cosa prudente di  gettarsi novamente in mare; e, allontanandosi dalla spiaggia, gridò  all&#8217;amico salvato:</p>
<p>- Addio, Alidoro, fai buon viaggio e tanti saluti a casa.</p>
<p>- Addio, Pinocchio, &#8211; rispose il cane; &#8211; mille grazie di avermi  liberato dalla morte. Tu mi hai fatto un gran servizio: e in questo  mondo quel che è fatto è reso. Se capita l&#8217;occasione, ci riparleremo.</p>
<p>Pinocchio seguitò a nuotare, tenendosi sempre vicino alla terra.  Finalmente gli parve di esser giunto in un luogo sicuro; e dando un&#8217;  occhiata alla spiaggia, vide sugli scogli una specie di grotta, dalla  quale usciva un lunghissimo pennacchio di fumo.</p>
<p>- In quella grotta, &#8211; disse allora fra sé, &#8211; ci deve essere del  fuoco. Tanto meglio! Anderò a rasciugarmi e a riscaldarmi, e poi?&#8230; E  poi sarà quel che sarà.</p>
<p>Presa questa risoluzione, si avvicinò alla scogliera; ma quando fu  lì per arrampicarsi, sentì qualche cosa sotto l&#8217;acqua che saliva,  saliva, saliva e lo portava per aria. Tentò subito di fuggire, ma oramai  era tardi, perché con sua grandissima maraviglia si trovò rinchiuso  dentro a una grossa rete in mezzo a un brulichio di pesci d&#8217;ogni forma e  grandezza, che scodinzolando si dibattevano come tant&#8217;anime disperate.</p>
<p>E nel tempo stesso vide uscire dalla grotta un pescatore così  brutto, ma tanto brutto, che pareva un mostro marino. Invece di capelli  aveva sulla testa un cespuglio foltissimo di erba verde; verde era la  pelle del suo corpo, verdi gli occhi, verde la barba lunghissima, che  gli scendeva fin quaggiù. Pareva un grosso ramarro ritto su i piedi di  dietro.</p>
<p>Quando il pescatore ebbe tirata fuori la rete dal mare, gridò tutto contento:</p>
<p>- Provvidenza benedetta! Anch&#8217;oggi potrò fare una bella scorpacciata di pesce!</p>
<p>- Manco male, che io non sono un pesce! &#8211; disse Pinocchio dentro di sé, ripigliando un po&#8217; di coraggio.</p>
<p>La rete piena di pesci fu portata dentro la grotta, una grotta buia e  affumicata, in mezzo alla quale friggeva una gran padella d&#8217;olio, che  mandava un odorino di moccolaia da mozzare il respiro.</p>
<p>- Ora vediamo un po&#8217; che pesci abbiamo presi! &#8211; disse il pescatore  verde; e ficcando nella rete una manona così spropositata, che pareva  una pala da fornai, tirò fuori una manciata di triglie.</p>
<p>- Buone queste triglie! &#8211; disse, guardandole e annusandole con  compiacenza. E dopo averle annusate, le scaraventò in una conca  senz&#8217;acqua.</p>
<p>Poi ripeté più volte la solita operazione; e via via che cavava  fuori gli altri pesci, sentiva venirsi l&#8217;acquolina in bocca e gongolando  diceva:</p>
<p>- Buoni questi naselli!&#8230;</p>
<p>- Squisiti questi muggini!&#8230;</p>
<p>- Deliziose queste sogliole!&#8230;</p>
<p>- Prelibati questi ragnotti!&#8230;</p>
<p>- Carine queste acciughe col capo!&#8230;</p>
<p>Come potete immaginarvelo, i naselli, i muggini, le sogliole, i  ragnotti e le acciughe, andarono tutti alla rinfusa nella conca, a tener  compagnia alle triglie.</p>
<p>L&#8217;ultimo che restò nella rete fu Pinocchio.</p>
<p>Appena il pescatore l&#8217;ebbe cavato fuori, sgranò dalla maraviglia i suoi occhioni verdi, gridando quasi impaurito:</p>
<p>- Che razza di pesce è questo? Dei pesci fatti a questo modo non mi ricordo di averne mai mangiati!</p>
<p>E tornò a guardarlo attentamente, e dopo averlo guardato ben bene per ogni verso, finì col dire:</p>
<p>- Ho già capito: dev&#8217;essere un granchio di mare.</p>
<p>Allora Pinocchio mortificato di sentirsi scambiare per un granchio, disse con accento risentito:</p>
<p>- Ma che granchio e non granchio? Guardi come lei mi tratta! Io per sua regola sono un burattino.</p>
<p>- Un burattino? &#8211; replicò il pescatore. &#8211; Dico la verità, il pesce  burattino è per me un pesce nuovo! Meglio così! Ti mangerò più  volentieri.</p>
<p>- Mangiarmi? Ma la vuol capire che io non sono un pesce? O non sente che parlo, e ragiono come lei?</p>
<p>- È verissimo, &#8211; soggiunse il pescatore, &#8211; e siccome vedo che sei un  pesce, che hai la fortuna di parlare e di ragionare, come me, così  voglio usarti anch&#8217;io i dovuti riguardi.</p>
<p>- E questi riguardi sarebbero?&#8230;</p>
<p>- In segno di amicizia e di stima particolare, lascerò a te la  scelta del come vuoi essere cucinato. Desideri essere fritto in padella,  oppure preferisci di essere cotto nel tegame colla salsa di pomidoro?</p>
<p>- A dir la verità, &#8211; rispose Pinocchio, &#8211; se io debbo scegliere,  preferisco piuttosto di essere lasciato libero, per potermene tornare a  casa mia.</p>
<p>- Tu scherzi? Ti pare che io voglia perdere l&#8217;occasione di  assaggiare un pesce così raro? Non capita mica tutti i giorni un pesce  burattino in questi mari. Lascia fare a me: ti friggerò in padella  assieme a tutti gli altri pesci, e te ne troverai contento. L&#8217;esser  fritto in compagnia è sempre una consolazione.</p>
<p>L&#8217;infelice Pinocchio, a quest&#8217;antifona, cominciò a piangere, a  strillare, a raccomandarsi e piangendo diceva: &#8211; Quant&#8217;era meglio, che  fossi andato a scuola!&#8230; Ho voluto dar retta ai compagni, e ora la  pago! Ih!&#8230; Ih!&#8230; Ih!&#8230;</p>
<p>E perché si divincolava come un anguilla e faceva sforzi  incredibili, per isgusciare dalle grinfie del pescatore verde, questi  prese una bella buccia di giunco, e dopo averlo legato per le mani e per  i piedi, come un salame, lo gettò in fondo alla conca cogli altri.</p>
<p>Poi, tirato fuori un vassoiaccio di legno, pieno di farina, si dette  a infarinare tutti quei pesci; e man mano che li aveva infarinati, li  buttava a friggere dentro la padella.</p>
<p>I primi a ballare nell&#8217;olio bollente furono i poveri naselli: poi  toccò ai ragnotti, poi ai muggini, poi alle sogliole e alle acciughe, e  poi venne la volta di Pinocchio. Il quale a vedersi così vicino alla  morte (e che brutta morte!) fu preso da tanto tremito e da tanto  spavento, che non aveva più né voce né fiato per raccomandarsi.</p>
<p>Il povero figliuolo si raccomandava cogli occhi! Ma il pescatore  verde, senza badarlo neppure, lo avvoltolò cinque o sei volte nella  farina, infarinandolo così bene dal capo ai piedi, che pareva diventato  un burattino di gesso.</p>
<p>Poi lo prese per il capo, e&#8230;</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 27 &#8211; Gran combattimento fra Pinocchio e i suoi compagni: uno de&#8217; quali essendo rimasto ferito, Pinocchio viene arrestato dai carabinieri</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 14:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giunto che fu sulla spiaggia, Pinocchio dette subito una grande occhiata sul mare; ma non vide nessun Pesce-cane. Il mare era tutto liscio come un gran cristallo da specchio. - O il Pesce-cane dov&#8217;è? &#8211; domandò, voltandosi ai compagni. - Sarà andato a far colazione, &#8211; rispose uno di loro, ridendo. - O si sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giunto che fu sulla spiaggia, Pinocchio dette subito una grande occhiata sul mare; ma non vide nessun Pesce-cane.</p>
<p>Il mare era tutto liscio come un gran cristallo da specchio.</p>
<p>- O il Pesce-cane dov&#8217;è? &#8211; domandò, voltandosi ai compagni.</p>
<p>- Sarà andato a far colazione, &#8211; rispose uno di loro, ridendo.</p>
<p>- O si sarà buttato sul letto per far un sonnellino, &#8211; soggiunse un altro, ridendo più forte che mai.</p>
<p>Da quelle risposte sconclusionate e da quelle risatacce grulle,  Pinocchio capì che i suoi compagni gli avevano fatto una brutta celia,  dandogli ad intendere una cosa che non era vera; e pigliandosela a male,  disse a loro con voce di bizza:</p>
<p>- E ora? Che sugo ci avete trovato a darmi ad intendere la storiella del Pesce-cane?</p>
<p>- Il sugo c&#8217;è sicuro!&#8230; &#8211; risposero in coro quei monelli.</p>
<p>- E sarebbe?&#8230;</p>
<p>- Quello di farti perdere la scuola e di farti venire con noi. Non  ti vergogni a mostrarti tutti i giorni così preciso e così diligente  alle lezioni? Non ti vergogni a studiar tanto, come fai?</p>
<p>- E se io studio, che cosa ve ne importa?</p>
<p>- A noi ce ne importa moltissimo perché ci costringi a fare una brutta figura col maestro&#8230;</p>
<p>- Perché?</p>
<p>- Perché gli scolari che studiano fanno sempre scomparire quelli,  come noi, che non hanno voglia di studiare. E noi non vogliamo  scomparire! Anche noi abbiamo il nostro amor proprio!&#8230;</p>
<p>- E allora che cosa devo fare per contentarvi?</p>
<p>- Devi prendere a noia, anche tu, la scuola, la lezione e il maestro, che sono i nostri tre grandi nemici.</p>
<p>- E se io volessi seguitare a studiare?</p>
<p>- Noi non ti guarderemo più in faccia, e alla prima occasione ce la pagherai!&#8230;</p>
<p>- In verità mi fate quasi ridere, &#8211; disse il burattino con una scrollatina di capo.</p>
<p>- Ehi, Pinocchio! &#8211; gridò allora il più grande di quei ragazzi,  andandogli sul viso. &#8211; Non venir qui a fare lo smargiasso: non venir qui  a far tanto il galletto!&#8230; Perché se tu non hai paura di noi, noi non  abbiamo paura di te! Ricordati che tu sei solo e noi siamo in sette.</p>
<p>- Sette come i peccati mortali, &#8211; disse Pinocchio con una gran risata.</p>
<p>- Avete sentito? Ci ha insultati tutti! Ci ha chiamati col nome di peccati mortali!&#8230;</p>
<p>- Pinocchio! chiedici scusa dell&#8217;offesa&#8230; se no, guai a te!&#8230;</p>
<p>- Cucù! &#8211; fece il burattino, battendosi coll&#8217;indice sulla punta del naso, in segno di canzonatura.</p>
<p>- Pinocchio! la finisce male!&#8230;</p>
<p>- Cucù!</p>
<p>- Ne toccherai quanto un somaro!&#8230;</p>
<p>- Cucù!</p>
<p>- Ritornerai a casa col naso rotto!&#8230;</p>
<p>- Cucù!</p>
<p>- Ora il cucù te lo darò io! &#8211; gridò il più ardito di quei monelli. &#8211;  Prendi intanto quest&#8217;acconto e serbalo per la cena di stasera.</p>
<p>E nel dir così gli appiccicò un pugno sul capo.</p>
<p>Ma fu, come si suol dire, botta e risposta; perché il burattino,  come c&#8217;era da aspettarselo, rispose con un altro pugno: e lì, da un  momento all&#8217;altro, il combattimento diventò generale e accanito.</p>
<p>Pinocchio, sebbene fosse solo, si difendeva come un eroe. Con quei  suoi piedi di legno durissimo lavorava così bene, da tener sempre i suoi  nemici a rispettosa distanza. Dove i suoi piedi potevano arrivare e  toccare, ci lasciavano sempre un livido per ricordo.</p>
<p>Allora i ragazzi, indispettiti di non potersi misurare col burattino  a corpo a corpo, pensarono bene di metter mano ai proiettili, e sciolti  i fagotti de&#8217; loro libri di scuola, cominciarono a scagliare contro di  lui i <em>Sillabari </em>, le <em>Grammatiche </em>, i <em>Giannettini </em>, i <em>Minuzzoli </em>, i <em>Racconti </em> del Thouar, il <em>Pulcino </em> della Baccini e altri libri scolastici: ma il burattino, che era  d&#8217;occhio svelto e ammalizzito, faceva sempre civetta a tempo, sicché i  volumi, passandogli di sopra al capo, andavano tutti a cascare nel mare.</p>
<p>Figuratevi i pesci! I pesci, credendo che quei libri fossero roba da  mangiare, correvano a frotte a fior d&#8217;acqua; ma dopo avere abboccata  qualche pagina o qualche frontespizio, la risputavano subito facendo con  la bocca una certa smorfia, che pareva volesse dire: «Non è roba per  noi: noi siamo avvezzi a cibarci molto meglio!»</p>
<p>Intanto il combattimento s&#8217;inferociva sempre più, quand&#8217;ecco che un  grosso Granchio, che era uscito fuori dell&#8217;acqua e s&#8217;era adagio adagio  arrampicato fin sulla spiaggia, gridò con una vociaccia di trombone  infreddato:</p>
<p>- Smettetela, birichini che non siete altro! Queste guerre manesche  fra ragazzi e ragazzi raramente vanno a finir bene. Qualche disgrazia  accade sempre!&#8230;</p>
<p>Povero Granchio! Fu lo stesso che avesse predicato al vento. Anzi  quella birba di Pinocchio, voltandosi indietro a guardarlo in cagnesco,  gli disse sgarbatamente:</p>
<p>- Chétati, Granchio dell&#8217;uggia!&#8230; Faresti meglio a succiare due  pasticche di lichene per guarire da codesta infreddatura di gola. Vai  piuttosto a letto e cerca di sudare!</p>
<p>In quel frattempo i ragazzi, che avevano finito oramai di tirare  tutti i loro libri, occhiarono lì a poca distanza il fagotto dei libri  del burattino, e se ne impadronirono in men che non si dice.</p>
<p>Fra questi libri, v&#8217;era un volume rilegato in cartoncino grosso, colla costola e colle punte di cartapecora. Era un <em>Trattato di Aritmetica </em>. Vi lascio immaginare se era peso dimolto!</p>
<p>Uno di quei monelli agguantò quel volume e, presa di mira la testa  di Pinocchio, lo scagliò con quanta forza aveva nel braccio: ma invece  di cogliere il burattino, colse nella testa uno dei compagni; il quale  diventò bianco come un panno lavato, e non disse altro che queste  parole:</p>
<p>- O mamma mia, aiutatemi&#8230; perché muoio!</p>
<p>Poi cadde disteso sulla rena del lido.</p>
<p>Alla vista di quel morticino, i ragazzi spaventati si dettero a scappare a gambe e in pochi minuti non si videro più.</p>
<p>Ma Pinocchio rimase lì, e sebbene per il dolore e per lo spavento,  anche lui fosse più morto che vivo, nondimeno corse a inzuppare il suo  fazzoletto nell&#8217;acqua del mare e si pose a bagnare la tempia del suo  povero compagno di scuola. E intanto piangendo dirottamente e  disperandosi, lo chiamava per nome e gli diceva:</p>
<p>- Eugenio!&#8230; povero Eugenio mio!&#8230; apri gli occhi, e guardami!&#8230;  Perché non mi rispondi? Non sono stato io, sai, che ti ho fatto tanto  male! Credilo, non sono stato io!&#8230; Apri gli occhi, Eugenio&#8230; Se tieni  gli occhi chiusi, mi farai morire anche me&#8230; O Dio mio! come farò ora a  tornare a casa?&#8230; Con che coraggio potrò presentarmi alla mia buona  mamma? Che sarà di me?&#8230; Dove fuggirò?&#8230; Dove andrò a nascondermi?&#8230;  Oh! quant&#8217;era meglio, mille volte meglio che fossi andato a scuola!&#8230;  Perché ho dato retta a questi compagni, che sono la mia dannazione?&#8230; E  il maestro me l&#8217;aveva detto!&#8230; e la mia mamma me lo aveva ripetuto:  «Guàrdati dai cattivi compagni!». Ma io sono un testardo&#8230; un  caparbiaccio&#8230; lascio dir tutti, e poi fo sempre a modo mio!&#8230; E dopo  mi tocca a scontarle&#8230; E così, da che sono al mondo, non ho mai avuto  un quarto d&#8217;ora di bene. Dio mio! Che sarà di me, che sarà di me, che  sarà di me?&#8230;</p>
<p>E Pinocchio continuava a piangere, e berciare, a darsi pugni nel  capo e a chiamar per nome il povero Eugenio: quando sentì a un tratto un  rumore sordo di passi che si avvicinavano.</p>
<p>Si voltò: erano due carabinieri</p>
<p>- Che cosa fai così sdraiato per terra? &#8211; domandarono a Pinocchio.</p>
<p>- Assisto questo mio compagno di scuola.</p>
<p>- Che gli è venuto male?</p>
<p>- Par di sì!..</p>
<p>- Altro che male! &#8211; disse uno dei carabinieri, chinandosi e  osservando Eugenio da vicino. &#8211; Questo ragazzo è stato ferito in una  tempia: chi è che l&#8217;ha ferito?</p>
<p>- Io no, &#8211; balbettò il burattino che non aveva più fiato in corpo.</p>
<p>- Se non sei stato tu, chi è stato dunque che l&#8217;ha ferito?</p>
<p>- Io no, &#8211; ripeté Pinocchio.</p>
<p>- E con che cosa è stato ferito?</p>
<p>- Con questo libro. &#8211; E il burattino raccattò di terra il <em>Trattato di Aritmetica </em>, rilegato in cartone e cartapecora, per mostrarlo al carabiniere.</p>
<p>- E questo libro di chi è?</p>
<p>- Mio.</p>
<p>- Basta così: non occorre altro. Rìzzati subito e vieni via con noi.</p>
<p>- Ma io&#8230;</p>
<p>- Via con noi!</p>
<p>- Ma io sono innocente&#8230;</p>
<p>- Via con noi!</p>
<p>Prima di partire, i carabinieri chiamarono alcuni pescatori, che in  quel momento passavano per l&#8217;appunto colla loro barca vicino alla  spiaggia, e dissero loro:</p>
<p>- Vi affidiamo questo ragazzetto ferito nel capo. Portatelo a casa vostra e assistetelo. Domani torneremo a vederlo.</p>
<p>Quindi si volsero a Pinocchio, e dopo averlo messo in mezzo a loro due, gl&#8217;intimarono con accento soldatesco:</p>
<p>- Avanti! e cammina spedito! se no, peggio per te!</p>
<p>Senza farselo ripetere, il burattino cominciò a camminare per quella  viottola, che conduceva al paese. Ma il povero diavolo non sapeva più  nemmeno lui in che mondo si fosse. Gli pareva di sognare, e che brutto  sogno! Era fuori di sé. I suoi occhi vedevano tutto doppio: le gambe gli  tremavano: la lingua gli era rimasta attaccata al palato e non poteva  più spiccicare una sola parola. Eppure, in mezzo a quella specie di  stupidità e di rintontimento, una spina acutissima gli bucava il cuore:  il pensiero, cioè, di dover passare sotto le finestre di casa della sua  buona Fata, in mezzo ai carabinieri. Avrebbe preferito piuttosto di  morire.</p>
<p>Erano già arrivati e stavano per entrare in paese, quando una folata  di vento strapazzone levò di testa a Pinocchio il berretto,  portandoglielo lontano una decina di passi.</p>
<p>- Si contentano, &#8211; disse il burattino ai carabinieri, &#8211; che vada a riprendere il mio berretto?</p>
<p>- Vai pure: ma facciamo una cosa lesta.</p>
<p>Il burattino andò, raccattò il berretto&#8230; ma invece di metterselo  in capo, se lo mise in bocca fra i denti, e poi cominciò a correre di  gran carriera verso la spiaggia del mare. Andava via come una palla di  fucile.</p>
<p>I carabinieri, giudicando che fosse difficile raggiungerlo, gli  aizzarono dietro un grosso cane mastino, che aveva guadagnato il primo  premio in tutte le corse dei cani. Pinocchio correva, e il cane correva  più di lui: per cui tutta la gente si affacciava alle finestre e si  affollava in mezzo alla strada, ansiosa di veder la fine di questo palio  feroce.</p>
<p>Ma non poté levarsi questa voglia, perché il cane mastino e  Pinocchio sollevarono lungo la strada un tal polverone, che dopo pochi  minuti non fu più possibile di veder nulla.</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 26 &#8211; Pinocchio va co&#8217; suoi compagni di scuola in riva al mare, per vedere il terribile Pescecane</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 14:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[l giorno dopo Pinocchio andò alla scuola comunale. Figuratevi quelle birbe di ragazzi, quando videro entrare nella loro scuola un burattino! Fu una risata, che non finiva più. Chi gli faceva uno scherzo, chi un altro; chi gli levava il berretto di mano; chi gli tirava il giubbettino di dietro; chi si provava a fargli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l giorno dopo Pinocchio andò alla scuola comunale.</p>
<p>Figuratevi quelle birbe di ragazzi, quando videro entrare nella loro  scuola un burattino! Fu una risata, che non finiva più. Chi gli faceva  uno scherzo, chi un altro; chi gli levava il berretto di mano; chi gli  tirava il giubbettino di dietro; chi si provava a fargli coll&#8217;inchiostro  due grandi baffi sotto il naso; e chi si attentava perfino a legargli  dei fili ai piedi e alle mani per farlo ballare.</p>
<p>Per un poco Pinocchio usò disinvoltura e tirò via; ma finalmente,  sentendosi scappar la pazienza, si rivolse a quelli, che più lo  tafanavano e si pigliavano gioco di lui, e disse loro a muso duro:</p>
<p>- Badate, ragazzi: io non son venuto qui per essere il vostro buffone. Io rispetto gli altri e voglio essere rispettato.</p>
<p>- Bravo berlicche! Hai parlato come un libro stampato! &#8211; urlarono  quei monelli, buttandosi via dalle matte risate: e uno di loro, più  impertinente degli altri allungò la mano coll&#8217;idea di prendere il  burattino per la punta del naso.</p>
<p>Ma non fece a tempo: perché Pinocchio stese la gamba sotto la tavola e gli consegnò una pedata negli stinchi.</p>
<p>- Ohi! che piedi duri! &#8211; urlò il ragazzo stropicciandosi il livido che gli aveva fatto il burattino.</p>
<p>- E che gomiti!&#8230; anche più duri dei piedi! &#8211; disse un altro che,  per i suoi scherzi sguaiati, s&#8217;era beccata una gomitata nello stomaco.</p>
<p>Fatto sta che dopo quel calcio e quella gomitata Pinocchio acquistò  subito la stima e la simpatia di tutti i ragazzi di scuola: e tutti gli  facevano mille carezze e tutti gli volevano un bene dell&#8217;anima.</p>
<p>E anche il maestro se ne lodava, perché lo vedeva attento, studioso,  intelligente, sempre il primo a entrare nella scuola, sempre l&#8217;ultimo a  rizzarsi in piedi, a scuola finita.</p>
<p>Il solo difetto che avesse era quello di bazzicare troppi compagni: e  fra questi, c&#8217;erano molti monelli conosciutissimi per la loro poca  voglia di studiare e di farsi onore.</p>
<p>Il maestro lo avvertiva tutti i giorni, e anche la buona Fata non mancava di dirgli e di ripetergli più volte:</p>
<p>- Bada, Pinocchio! Quei tuoi compagnacci di scuola finiranno prima o  poi col farti perdere l&#8217;amore allo studio e, forse forse, col tirarti  addosso qualche grossa disgrazia.</p>
<p>- Non c&#8217;è pericolo! &#8211; rispondeva il burattino, facendo una  spallucciata e toccandosi coll&#8217;indice in mezzo alla fronte, come per  dire: «C&#8217;è tanto giudizio qui dentro!».</p>
<p>Ora avvenne che un bel giorno, mentre camminava verso scuola,  incontrò un branco dei soliti compagni, che andandogli incontro, gli  dissero:</p>
<p>- Sai la gran notizia?</p>
<p>- No.</p>
<p>- Qui nel mare vicino è arrivato un Pesce-cane, grosso come una montagna.</p>
<p>- Davvero?&#8230; Che sia quel medesimo Pesce-cane di quando affogò il mio povero babbo?</p>
<p>- Noi andiamo alla spiaggia per vederlo. Vieni anche tu?</p>
<p>- Io, no: voglio andare a scuola.</p>
<p>- Che t&#8217;importa della scuola? Alla scuola ci anderemo domani. Con  una lezione di più o con una di meno, si rimane sempre gli stessi  somari.</p>
<p>- E il maestro che dirà?</p>
<p>- Il maestro si lascia dire. È pagato apposta per brontolare tutto il giorno.</p>
<p>- E la mia mamma?&#8230;</p>
<p>- Le mamme non sanno mai nulla, &#8211; risposero quei malanni.</p>
<p>- Sapete che cosa farò? &#8211; disse Pinocchio. &#8211; Il Pesce-cane voglio  vederlo per certe mie ragioni&#8230; ma anderò a vederlo dopo la scuola.</p>
<p>- Povero giucco! &#8211; ribatté uno del branco. &#8211; Che credi che un pesce  di quella grossezza voglia star lì a fare il comodo tuo? Appena s&#8217;è  annoiato, piglia il dirizzone per un&#8217;altra parte, e allora chi s&#8217;è visto  s&#8217;è visto.</p>
<p>- Quanto tempo ci vuole di qui alla spiaggia? &#8211; domandò il burattino.</p>
<p>- Fra un&#8217;ora, siamo bell&#8217;e andati e tornati.</p>
<p>- Dunque, via! e chi più corre, è più bravo! &#8211; gridò Pinocchio.</p>
<p>Dato così il segnale della partenza, quel branco di monelli, coi  loro libri e i loro quaderni sotto il braccio, si messero a correre  attraverso ai campi; e Pinocchio era sempre avanti a tutti: pareva che  avesse le ali ai piedi.</p>
<p>Di tanto in tanto, voltandosi indietro, canzonava i suoi compagni  rimasti a una bella distanza, e nel vederli, ansanti, trafelati,  polverosi e con tanto di lingua fuori, se la rideva proprio di cuore. Lo  sciagurato in quel momento non sapeva a quali paure e a quali orribili  disgrazie andava incontro!&#8230;</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 25 &#8211; Pinocchio promette alla Fata di essere buono e di studiare, perché è stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 14:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Collodi]]></category>

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		<description><![CDATA[In sulle prime la buona donnina cominciò col dire che lei non era la piccola Fata dai capelli turchini: ma poi, vedendosi oramai scoperta e non volendo mandare più a lungo la commedia, fini col farsi riconoscere, e disse a Pinocchio: - Birba d&#8217;un burattino! Come mai ti sei accorto che ero io? - Gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In sulle prime la buona donnina cominciò col dire che lei non era la  piccola Fata dai capelli turchini: ma poi, vedendosi oramai scoperta e  non volendo mandare più a lungo la commedia, fini col farsi riconoscere,  e disse a Pinocchio:</p>
<p>- Birba d&#8217;un burattino! Come mai ti sei accorto che ero io?</p>
<p>- Gli è il gran bene che vi voglio quello che me l&#8217;ha detto.</p>
<p>- Ti ricordi? Mi lasciasti bambina e ora mi ritrovi donna; tanto donna, che potrei quasi farti da mamma.</p>
<p>- L&#8217;ho caro dimolto, perché così, invece di sorellina, vi chiamerò  la mia mamma. Gli è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come  tutti gli altri ragazzi!&#8230; Ma come avete fatto a crescere così presto?</p>
<p>- È un segreto.</p>
<p>- Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch&#8217;io. Non lo vedete? Sono sempre rimasto alto come un soldo di cacio.</p>
<p>- Ma tu non puoi crescere, &#8211; replicò la Fata.</p>
<p>- Perché?</p>
<p>- Perché i burattini non crescono mai. Nascono burattini, vivono burattini e muoiono burattini.</p>
<p>- Oh! sono stufo di far sempre il burattino! &#8211; gridò Pinocchio,  dandosi uno scappellotto. &#8211; Sarebbe ora che diventassi anch&#8217;io un uomo  come tutti gli altri.</p>
<p>- E lo diventerai, se saprai meritartelo&#8230;</p>
<p>- Davvero? E che posso fare per meritarmelo?</p>
<p>- Una cosa facilissima: avvezzarti a essere un ragazzino perbene.</p>
<p>- O che forse non sono?</p>
<p>- Tutt&#8217;altro! I ragazzi perbene sono ubbidienti, e tu invece&#8230;</p>
<p>- E io non ubbidisco mai.</p>
<p>- I ragazzi perbene prendono amore allo studio e al lavoro, e tu&#8230;</p>
<p>- E io, invece, faccio il bighellone e il vagabondo tutto l&#8217;anno.</p>
<p>- I ragazzi perbene dicono sempre la verità&#8230;</p>
<p>- E io sempre le bugie.</p>
<p>- I ragazzi perbene vanno volentieri alla scuola&#8230;</p>
<p>- E a me la scuola mi fa venire i dolori di corpo. Ma da oggi in poi voglio mutar vita.</p>
<p>- Me lo prometti?</p>
<p>- Lo prometto. Voglio diventare un ragazzino perbene e voglio essere  la consolazione del mio babbo&#8230; Dove sarà il mio povero babbo a  quest&#8217;ora?</p>
<p>- Non lo so.</p>
<p>- Avrò mai la fortuna di poterlo rivedere e abbracciare?</p>
<p>- Credo di sì: anzi ne sono sicura.</p>
<p>A questa risposta fu tale e tanta la contentezza di Pinocchio, che  prese le mani alla Fata e cominciò a baciargliele con tanta foga, che  pareva quasi fuori di sé. Poi, alzando il viso e guardandola  amorosamente, le domandò:</p>
<p>- Dimmi, mammina: dunque non è vero che tu sia morta?</p>
<p>- Par di no, &#8211; rispose sorridendo la Fata.</p>
<p>- Se tu sapessi, che dolore e che serratura alla gola che provai, quando lessi <em>qui giace&#8230; </em></p>
<p>- Lo so: ed è per questo che ti ho perdonato. La sincerità del tuo  dolore mi fece conoscere che tu avevi il cuore buono: e dai ragazzi  buoni di cuore, anche se sono un po&#8217; monelli e avvezzati male, c&#8217;è  sempre da sperar qualcosa: ossia, c&#8217;è sempre da sperare che rientrino  sulla vera strada. Ecco perché son venuta a cercarti fin qui. Io sarò la  tua mamma&#8230;</p>
<p>- Oh! che bella cosa! &#8211; gridò Pinocchio saltando dall&#8217;allegrezza.</p>
<p>- Tu mi ubbidirai e farai sempre quello che ti dirò io.</p>
<p>- Volentieri, volentieri, volentieri!</p>
<p>- Fino da domani, &#8211; soggiunse la Fata, &#8211; tu comincerai coll&#8217;andare a scuola.</p>
<p>Pinocchio diventò subito un po&#8217; meno allegro.</p>
<p>- Poi sceglierai a tuo piacere un&#8217;arte o un mestiere&#8230;</p>
<p>Pinocchio diventò serio.</p>
<p>- Che cosa brontoli fra i denti? &#8211; domandò la Fata con accento risentito.</p>
<p>- Dicevo&#8230; &#8211; mugolò il burattino a mezza voce, &#8211; che oramai per andare a scuola mi pare un po&#8217; tardi&#8230;</p>
<p>- Nossignore. Tieni a mente che per istruirsi e per imparare non è mai tardi.</p>
<p>- Ma io non voglio fare né arti né mestieri&#8230;</p>
<p>- Perché?</p>
<p>- Perché a lavorare mi par fatica.</p>
<p>- Ragazzo mio, &#8211; disse la Fata, &#8211; quelli che dicono così, finiscono  quasi sempre o in carcere o all&#8217;ospedale. L&#8217;uomo, per tua regola, nasca  ricco o povero, è obbligato in questo mondo a far qualcosa, a occuparsi,  a lavorare. Guai a lasciarsi prendere dall&#8217;ozio! L&#8217;ozio è una  bruttissima malattia, e bisogna guarirla subito, fin da ragazzi: se no,  quando siamo grandi, non si guarisce più.</p>
<p>Queste parole toccarono l&#8217;animo di Pinocchio, il quale rialzando vivacemente la testa disse alla Fata:</p>
<p>- Io studierò, io lavorerò, io farò tutto quello che mi dirai,  perché, insomma, la vita del burattino mi è venuta a noia, e voglio  diventare un ragazzo a tutti i costi. Me l&#8217;hai promesso, non è vero?</p>
<p>- Te l&#8217;ho promesso, e ora dipende da te.</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 24 &#8211; Pinocchio arriva all&#8217;isola delle Api industriose e ritrova la Fata</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 14:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pinocchio, animato dalla speranza di arrivare in tempo a dare aiuto al suo povero babbo, nuotò tutta quanta la notte. E che orribile nottata fu quella! Diluviò, grandinò, tuonò spaventosamente, e con certi lampi che pareva di giorno. Sul far del mattino, gli riuscì di vedere poco distante una lunga striscia di terra. Era un&#8217;isola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pinocchio, animato dalla speranza di arrivare in tempo a dare aiuto al suo povero babbo, nuotò tutta quanta la notte.</p>
<p>E che orribile nottata fu quella! Diluviò, grandinò, tuonò spaventosamente, e con certi lampi che pareva di giorno.</p>
<p>Sul far del mattino, gli riuscì di vedere poco distante una lunga striscia di terra. Era un&#8217;isola in mezzo al mare.</p>
<p>Allora fece di tutto per arrivare a quella spiaggia: ma inutilmente.  Le onde, rincorrendosi e accavallandosi, se lo abballottavano fra di  loro, come se fosse stato un fuscello o un filo di paglia. Alla fine, e  per sua buona fortuna, venne un&#8217;ondata tanto prepotente e impetuosa, che  lo scaraventò di peso sulla rena del lido.</p>
<p>Il colpo fu così forte che, battendo in terra, gli crocchiarono  tutte le costole e tutte le congiunture: ma si consolò subito col dire:</p>
<p>- Anche per questa volta l&#8217;ho proprio scampata bella!</p>
<p>Intanto a poco a poco il cielo si rasserenò; il sole apparve fuori  in tutto il suo splendore e il mare diventò tranquillissimo e buono come  un olio.</p>
<p>Allora il burattino distese i suoi panni al sole per rasciugarli e  si pose a guardare di qua e di là se per caso avesse potuto scorgere su  quella immensa spianata d&#8217;acqua una piccola barchetta con un omino  dentro. Ma dopo aver guardato ben bene, non vide altro dinanzi a sé che  cielo, mare e qualche vela di bastimento, ma così lontana, che pareva  una mosca.</p>
<p>- Sapessi almeno come si chiama quest&#8217;isola! &#8211; andava dicendo. &#8211;  Sapessi almeno se quest&#8217;isola è abitata da gente di garbo, voglio dire  da gente che non abbia il vizio di attaccare i ragazzi ai rami degli  alberi; ma a chi mai posso domandarlo? A chi, se non c&#8217;è nessuno?&#8230;</p>
<p>Quest&#8217;idea di trovarsi solo, solo, solo in mezzo a quel gran paese  disabitato, gli messe addosso tanta malinconia, che stava lì lì per  piangere; quando tutt&#8217;a un tratto vide passare, a poca distanza dalla  riva, un grosso pesce, che se ne andava tranquillamente per i fatti  suoi, con tutta la testa fuori dell&#8217;acqua.</p>
<p>Non sapendo come chiamarlo per nome, il burattino gli gridò a voce alta, per farsi sentire:</p>
<p>- Ehi, signor pesce, che mi permetterebbe una parola?</p>
<p>- Anche due, &#8211; rispose il pesce, il quale era un Delfino così garbato, come se ne trovano pochi in tutti i mari del mondo.</p>
<p>- Mi farebbe il piacere di dirmi se in quest&#8217;isola vi sono dei paesi dove si possa mangiare, senza pericolo d&#8217;esser mangiati?</p>
<p>- Ve ne sono sicuro, &#8211; rispose il Delfino. &#8211; Anzi, ne troverai uno poco lontano di qui.</p>
<p>- E che strada si fa per andarvi?</p>
<p>- Devi prendere quella viottola là, a mancina, e camminare sempre diritto al naso. Non puoi sbagliare.</p>
<p>- Mi dica un&#8217;altra cosa. Lei che passeggia tutto il giorno e tutta  la notte per il mare, non avrebbe incontrato per caso una piccola  barchettina con dentro il mi&#8217; babbo?</p>
<p>- E chi è il tuo babbo?</p>
<p>- Gli è il babbo più buono del mondo, come io sono il figliuolo più cattivo che si possa dare.</p>
<p>- Colla burrasca che ha fatto questa notte, &#8211; rispose il delfino, &#8211; la barchettina sarà andata sott&#8217;acqua.</p>
<p>- E il mio babbo?</p>
<p>- A quest&#8217;ora l&#8217;avrà inghiottito il terribile Pesce-cane, che da  qualche giorno è venuto a spargere lo sterminio e la desolazione nelle  nostre acque.</p>
<p>- Che è grosso di molto questo Pesce-cane? &#8211; domandò Pinocchio, che digià cominciava a tremare dalla paura.</p>
<p>- Se gli è grosso!&#8230; &#8211; replicò il Delfino. &#8211; Perché tu possa  fartene un&#8217;idea, ti dirò che è più grosso di un casamento di cinque  piani, ed ha una boccaccia così larga e profonda, che ci passerebbe  comodamente tutto il treno della strada ferrata colla macchina accesa.</p>
<p>- Mamma mia! &#8211; gridò spaventato il burattino: e rivestitosi in  fretta e furia, si voltò al delfino e gli disse: &#8211; Arrivedella, signor  pesce: scusi tanto l&#8217;incomodo e mille grazie della sua garbatezza.</p>
<p>Detto ciò, prese subito la viottola e cominciò a camminare di un  passo svelto; tanto svelto, che pareva quasi che corresse. E a ogni più  piccolo rumore che sentiva, si voltava subito a guardare indietro, per  la paura di vedersi inseguire da quel terribile pesce-cane grosso come  una casa di cinque piani e con un treno della strada ferrata in bocca.</p>
<p>Dopo mezz&#8217;ora di strada, arrivò a un piccolo paese detto «Il paese  delle Api industriose». Le strade formicolavano di persone che correvano  di qua e di là per le loro faccende: tutti lavoravano, tutti avevano  qualche cosa da fare. Non si trovava un ozioso o un vagabondo nemmeno a  cercarlo col lumicino.</p>
<p>- Ho capito, &#8211; disse subito quello svogliato di Pinocchio, &#8211; questo paese non è fatto per me! Io non son nato per lavorare!</p>
<p>Intanto la fame lo tormentava, perché erano oramai passate  ventiquattr&#8217;ore che non aveva mangiato più nulla; nemmeno una pietanza  di veccie.</p>
<p>Che fare?</p>
<p>Non gli restavano che due modi per potersi sdigiunare: o chiedere un  po&#8217; di lavoro, o chiedere in elemosina un soldo o un boccone di pane.A  chiedere l&#8217;elemosina si vergognava: perché il suo babbo gli aveva  predicato sempre che l&#8217;elemosina hanno il diritto di chiederla solamente  i vecchi e gl&#8217;infermi. I veri poveri, in questo mondo, meritevoli di  assistenza e di compassione, non sono altro che quelli che, per ragione  d&#8217;età o di malattia, si trovano condannati a non potersi più guadagnare  il pane col lavoro delle proprie mani. Tutti gli altri hanno l&#8217;obbligo  di lavorare: e se non lavorano e patiscono la fame, tanto peggio per  loro.</p>
<p>In quel frattempo, passò per la strada un uomo tutto sudato e  trafelato, il quale da sé tirava con gran fatica due carretti carichi di  carbone.</p>
<p>Pinocchio, giudicandolo dalla fisonomia per un buon uomo, gli si  accostò e, abbassando gli occhi dalla vergogna, gli disse sottovoce:</p>
<p>- Mi fareste la carità di darmi un soldo, perché mi sento morir dalla fame?</p>
<p>- Non un soldo solo, &#8211; rispose il carbonaio, &#8211; ma te ne do quattro, a  patto che tu m&#8217;aiuti a tirare fino a casa questi due carretti di  carbone.</p>
<p>- Mi meraviglio! &#8211; rispose il burattino quasi offeso, &#8211; per vostra  regola io non ho fatto mai il somaro: io non ho mai tirato il  carretto!&#8230;</p>
<p>- Meglio per te! &#8211; rispose il carbonaio. &#8211; Allora, ragazzo mio, se  ti senti davvero morir dalla fame, mangia due belle fette della tua  superbia e bada di non prendere un&#8217;indigestione.</p>
<p>Dopo pochi minuti passò per la via un muratore, che portava sulle spalle un corbello di calcina.</p>
<p>- Fareste, galantuomo, la carità d&#8217;un soldo a un povero ragazzo, che sbadiglia dall&#8217;appetito?</p>
<p>- Volentieri; vieni con me a portar calcina, &#8211; rispose il muratore, &#8211; e invece d&#8217;un soldo, te ne darò cinque.</p>
<p>- Ma la calcina è pesa, &#8211; replicò Pinocchio, &#8211; e io non voglio durar fatica.</p>
<p>- Se non vuoi durar fatica, allora, ragazzo mio, &#8211; divertiti a sbadigliare, e buon pro ti faccia.</p>
<p>In men di mezz&#8217;ora passarono altre venti persone, e a tutte Pinocchio chiese un po&#8217; d&#8217;elemosina, ma tutte gli risposero:</p>
<p>- Non ti vergogni? Invece di fare il bighellone per la strada, và  piuttosto a cercarti un po&#8217; di lavoro, e impara a guadagnarti il pane!</p>
<p>Finalmente passò una buona donnina che portava due brocche d&#8217;acqua.</p>
<p>- Vi contentate, buona donna, che io beva una sorsata d&#8217;acqua alla  vostra brocca? &#8211; disse Pinocchio, che bruciava dall&#8217;arsione della sete.</p>
<p>- Bevi pure, ragazzo mio! &#8211; disse la donnina, posando le due brocche in terra.</p>
<p>Quando Pinocchio ebbe bevuto come una spugna, borbottò a mezza voce, asciugandosi la bocca:</p>
<p>- La sete me la sono levata! Così mi potessi levar la fame!&#8230;</p>
<p>La buona donnina, sentendo queste parole, soggiunse subito:</p>
<p>- Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche d&#8217;acqua, ti darò un bel pezzo di pane.</p>
<p>Pinocchio guardò la brocca, e non rispose né sì né no.</p>
<p>- E insieme col pane ti darò un bel piatto di cavolfiore condito coll&#8217;olio e coll&#8217;aceto, &#8211; soggiunse la buona donna.</p>
<p>Pinocchio dette un&#8217;altra occhiata alla brocca, e non rispose né sì né no.</p>
<p>- E dopo il cavolfiore ti darò un bel confetto ripieno di rosolio.</p>
<p>Alle seduzioni di quest&#8217;ultima ghiottoneria, Pinocchio non seppe più resistere e, fatto un animo risoluto, disse:</p>
<p>- Pazienza! Vi porterò la brocca fino a casa!</p>
<p>La brocca era molto pesa, e il burattino, non avendo forza da portarla colle mani, si rassegnò a portarla in capo.</p>
<p>Arrivati a casa, la buona donnina fece sedere Pinocchio a una  piccola tavola apparecchiata e gli pose davanti il pane, il cavolfiore  condito e il confetto.</p>
<p>Pinocchio non mangiò, ma diluviò. Il suo stomaco pareva un quartiere rimasto vuoto e disabitato da cinque mesi.</p>
<p>Calmati a poco a poco i morsi rabbiosi della fame, allora alzò il  capo per ringraziare la sua benefattrice; ma non aveva ancora finito di  fissarla in volto, che cacciò un lunghissimo ohhh!&#8230; di maraviglia e  rimase là incantato, cogli occhi spalancati, colla forchetta per aria e  colla bocca piena di pane e di cavolfiore.</p>
<p>- Che cos&#8217;è mai tutta questa maraviglia? &#8211; disse ridendo la buona donna.</p>
<p>- Egli è&#8230; &#8211; rispose balbettando Pinocchio, &#8211; egli è&#8230; egli è&#8230;  che voi somigliate&#8230; voi mi rammentate&#8230; sì, sì, sì, la stessa voce&#8230;  gli stessi occhi.. gli stessi capelli&#8230; sì, sì, sì&#8230; anche voi avete i  capelli turchini&#8230; come lei!&#8230; O Fatina mia!&#8230; O Fatina mia!&#8230;  ditemi che siete voi, proprio voi!&#8230; Non mi fate più piangere! Se  sapeste!&#8230; Ho pianto tanto, ho patito tanto..</p>
<p>E nel dir così, Pinocchio piangeva dirottamente, e gettandosi  ginocchioni per terra, abbracciava i ginocchi di quella donnina  misteriosa.</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 23 &#8211; Pinocchio piange la morte della bella Bambina dai capelli turchini: poi trova un Colombo che lo porta sulla riva del mare, e lì si getta nell&#8217;acqua per andare in aiuto del suo babbo Geppetto</title>
		<link>http://www.classicistranieri.it/carlo-collodi-pinocchio-capitolo-23-pinocchio-piange-la-morte-della-bella-bambina-dai-capelli-turchini-poi-trova-un-colombo-che-lo-porta-sulla-riva-del-mare-e-li-si-getta-nellacqua-per-andar.html</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 14:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Collodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Appena Pinocchio non sentì più il peso durissimo e umiliante di quel collare intorno al collo, si pose a scappare attraverso i campi, e non si fermò un solo minuto, finché non ebbe raggiunta la strada maestra, che doveva ricondurlo alla Casina della Fata. Arrivato sulla strada maestra, si voltò in giù a guardare nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appena Pinocchio non sentì più il peso durissimo e umiliante di quel  collare intorno al collo, si pose a scappare attraverso i campi, e non  si fermò un solo minuto, finché non ebbe raggiunta la strada maestra,  che doveva ricondurlo alla Casina della Fata.</p>
<p>Arrivato sulla strada maestra, si voltò in giù a guardare nella  sottoposta pianura, e vide benissimo a occhio nudo il bosco, dove  disgraziatamente aveva incontrato la Volpe e il Gatto: vide, fra mezzo  agli alberi, inalzarsi la cima di quella Quercia grande, alla quale era  stato appeso ciondoloni per il collo: ma guarda di qua, guarda di là,  non gli fu possibile di vedere la piccola casa della bella Bambina dai  capelli turchini.</p>
<p>Allora ebbe una specie di tristo presentimento e datosi a correre  con quanta forza gli rimaneva nelle gambe, si trovò in pochi minuti sul  prato, dove sorgeva una volta la Casina bianca. Ma la Casina bianca non  c&#8217;era più. C&#8217;era, invece, una piccola pietra di marmo sulla quale si  leggevano in carattere stampatello queste dolorose parole:</p>
<p>QUI GIACE<br />
LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI<br />
MORTA DI DOLORE PER ESSERE STATA ABBANDONATA<br />
DAL SUO FRATELLINO PINOCCHIO</p>
<p>Come rimanesse il burattino, quand&#8217;ebbe compitate alla peggio quelle  parole, lo lascio pensare a voi. Cadde bocconi a terra e coprendo di  mille baci quel marmo mortuario, dette in un grande scoppio di pianto.  Pianse tutta la notte, e la mattina dopo, sul far del giorno, piangeva  sempre, sebbene negli occhi non avesse più lacrime: e le sue grida e i  suoi lamenti erano così strazianti e acuti, che tutte le colline  all&#8217;intorno ne ripetevano l&#8217;eco.</p>
<p>E piangendo diceva:</p>
<p>- O Fatina mia, perché sei morta?&#8230; perché, invece di te, non sono  morto io, che sono tanto cattivo, mentre tu eri tanto buona?&#8230; E il mio  babbo, dove sarà? O Fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, che voglio  stare sempre con lui, e non lasciarlo più! più! più!&#8230; O Fatina mia,  dimmi che non è vero che sei morta!&#8230; Se davvero mi vuoi bene&#8230; se  vuoi bene al tuo fratellino, rivivisci&#8230; ritorna viva come prima!&#8230;  Non ti dispiace a vedermi solo e abbandonato da tutti? Se arrivano gli  assassini. mi attaccheranno daccapo al ramo dell&#8217;albero&#8230; e allora  morirò per sempre. Che vuoi che faccia qui, solo in questo mondo? Ora  che ho perduto te e il mio babbo, chi mi darà da mangiare? Dove anderò a  dormire la notte? Chi mi farà la giacchettina nuova? Oh! sarebbe  meglio, cento volte meglio, che morissi anch&#8217;io! Sì, voglio morire!&#8230;  ih! ih! ih!&#8230;</p>
<p>E mentre si disperava a questo modo, fece l&#8217;atto di volersi  strappare i capelli: ma i suoi capelli, essendo di legno, non poté  nemmeno levarsi il gusto di ficcarci dentro le dita.</p>
<p>Intanto passò su per aria un grosso Colombo, il quale soffermatosi, a ali distese, gli gridò da una grande altezza:</p>
<p>- Dimmi, bambino, che cosa fai costaggiù?</p>
<p>- Non lo vedi? piango! &#8211; disse Pinocchio alzando il capo verso  quella voce e strofinandosi gli occhi colla manica della giacchetta.</p>
<p>- Dimmi, &#8211; soggiunse allora il Colombo &#8211; non conosci per caso fra i tuoi compagni, un burattino, che ha nome Pinocchio?</p>
<p>- Pinocchio?&#8230; Hai detto Pinocchio? &#8211; ripeté il burattino saltando subito in piedi. &#8211; Pinocchio sono io!</p>
<p>Il Colombo, a questa risposta, si calò velocemente e venne a posarsi a terra. Era più grosso di un tacchino.</p>
<p>- Conoscerai dunque anche Geppetto? &#8211; domandò al burattino.</p>
<p>- Se lo conosco? È il mio povero babbo! Ti ha forse parlato di me?  Mi conduci da lui? Ma è sempre vivo? Rispondimi per carità: è sempre  vivo?</p>
<p>- L&#8217;ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare.</p>
<p>- Che cosa faceva?</p>
<p>- Si fabbricava da sé una piccola barchetta per traversare l&#8217;Oceano.  Quel pover&#8217;uomo sono più di quattro mesi che gira per il mondo in cerca  di te: e non avendoti potuto trovare, ora si è messo in capo di  cercarti nei paesi lontani del nuovo mondo.</p>
<p>- Quanto c&#8217;è di qui alla spiaggia? &#8211; domandò Pinocchio con ansia affannosa.</p>
<p>- Più di mille chilometri.</p>
<p>- Mille chilometri? O Colombo mio, che bella cosa potessi avere le tue ali!&#8230;</p>
<p>- Se vuoi venire, ti ci porto io.</p>
<p>- Come?</p>
<p>- A cavallo sulla mia groppa. Sei peso di molto?&#8230;</p>
<p>- Peso? tutt&#8217;altro! Son leggiero come una foglia.</p>
<p>E lì, senza stare a dir altro, Pinocchio saltò sulla groppa al  Colombo e messa una gamba di qua e l&#8217;altra di là, come fanno i  cavallerizzi, gridò tutto contento: &#8211; Galoppa, galoppa, cavallino, ché  mi preme di arrivar presto!&#8230;</p>
<p>Il Colombo prese l&#8217;aire e in pochi minuti arrivò col volo tanto in  alto, che toccava quasi le nuvole. Giunto a quell&#8217;altezza straordinaria,  il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giù a guardare: e fu  preso da tanta paura e da tali giracapi che, per evitare il pericolo di  venir disotto, si avviticchiò colle braccia, stretto stretto, al collo  della sua piumata cavalcatura.</p>
<p>Volarono tutto il giorno. Sul far della sera, il Colombo disse:</p>
<p>- Ho una gran sete!</p>
<p>- E io una gran fame! &#8211; soggiunse Pinocchio.</p>
<p>- Fermiamoci a questa colombaia pochi minuti; e dopo ci rimetteremo  in viaggio, per essere domattina all&#8217;alba sulla spiaggia del mare.</p>
<p>Entrarono in una colombaia deserta, dove c&#8217;era soltanto una catinella piena d&#8217;acqua e un cestino ricolmo di veccie.</p>
<p>Il burattino, in tempo di vita sua, non aveva mai potuto patire le  veccie: a sentir lui, gli facevano nausea, gli rivoltavano lo stomaco:  ma quella sera ne mangiò a strippapelle, e quando l&#8217;ebbe quasi finite,  si voltò al Colombo e gli disse:</p>
<p>- Non avrei mai creduto che le veccie fossero così buone!</p>
<p>- Bisogna persuadersi, ragazzo mio, &#8211; replicò il Colombo, &#8211; che  quando la fame dice davvero e non c&#8217;è altro da mangiare, anche le veccie  diventano squisite! La fame non ha capricci né ghiottonerie!</p>
<p>Fatto alla svelta un piccolo spuntino, si riposero in viaggio, e via! La mattina dopo arrivarono sulla spiaggia del mare.</p>
<p>Il Colombo posò a terra Pinocchio, e non volendo nemmeno la  seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione,  riprese subito il volo e sparì.</p>
<p>La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava guardando il mare.</p>
<p>- Che cos&#8217;è accaduto? &#8211; domandò Pinocchio a una vecchina.</p>
<p>- Gli è accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliolo,  gli è voluto entrare in una barchetta per andare a cercarlo di là dal  mare; e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare  sott&#8217;acqua&#8230;</p>
<p>- Dov&#8217;è la barchetta?</p>
<p>- Eccola laggiù, diritta al mio dito, &#8211; disse la vecchia, accennando  una piccola barca che, veduta in quella distanza, pareva un guscio di  noce con dentro un omino piccino piccino.</p>
<p>Pinocchio appuntò gli occhi da quella parte, e dopo aver guardato attentamente, cacciò un urlo acutissimo gridando:</p>
<p>- Gli è il mi&#8217; babbo! gli è il mi&#8217; babbo!</p>
<p>Intanto la barchetta, sbattuta dall&#8217;infuriare dell&#8217;onde, ora spariva  fra i grossi cavalloni, ora tornava a galleggiare: e Pinocchio ritto  sulla punta di un alto scoglio non finiva più dal chiamare il suo babbo  per nome e dal fargli molti segnali colle mani e col moccichino da naso e  perfino col berretto che aveva in capo.</p>
<p>E parve che Geppetto, sebbene fosse molto lontano dalla spiaggia,  riconoscesse il figliuolo, perché si levò il berretto anche lui e lo  salutò e, a furia di gesti, gli fece capire che sarebbe tornato  volentieri indietro, ma il mare era tanto grosso, che gl&#8217;impediva di  lavorare col remo e di potersi avvicinare alla terra.</p>
<p>Tutt&#8217;a un tratto, venne una terribile ondata, e la barca sparì.</p>
<p>Aspettarono che la barca tornasse a galla: ma la barca non si vide più tornare.</p>
<p>- Pover&#8217;omo! &#8211; dissero allora i pescatori, che erano raccolti sulla  spiaggia: e brontolando sottovoce una preghiera si mossero per  tornarsene alle loro case.</p>
<p>Quand&#8217;ecco che udirono un urlo disperato, e, voltandosi indietro,  videro un ragazzetto che, di vetta a uno scoglio, si gettava in mare  gridando:</p>
<p>- Voglio salvare il mio babbo!</p>
<p>Pinocchio, essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava  come un pesce. Ora si vedeva sparire sott&#8217;acqua, portato dall&#8217;impeto dei  flutti, ora riappariva fuori con una gamba o con un braccio, a  grandissima distanza dalla terra. Alla fine lo persero d&#8217;occhio e non lo  videro più.</p>
<p>- Povero ragazzo! &#8211; dissero allora i pescatori, che erano raccolti  sulla spiaggia: e brontolando sottovoce una preghiera tornarono alle  loro case.</p>
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		<title>Carlo Collodi &#8211; Pinocchio &#8211; Capitolo 22 &#8211; Pinocchio scuopre i ladri e, in ricompensa di essere stato fedele, vien posto in libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 14:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Collodi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed era già più di due ore che dormiva saporitamente; quando verso la  mezzanotte fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi-pissi di vocine  strane, che gli parve di sentire nell&#8217;aia. Messa fuori la punta del naso  dalla buca del casotto, vide riunite a consiglio quattro bestiuole di  pelame scuro, che parevano gatti. Ma non erano gatti: erano faine,  animaletti carnivori, ghiottissimi specialmente di uova e di pollastrine  giovani. Una di queste faine, staccandosi dalle sue compagne, andò alla  buca del casotto e disse sottovoce:</p>
<p>- Buona sera, Melampo.</p>
<p>- Io non mi chiamo Melampo, &#8211; rispose il burattino.</p>
<p>- O dunque chi sei?</p>
<p>- Io sono Pinocchio.</p>
<p>- E che cosa fai costì?</p>
<p>- Faccio il cane di guardia.</p>
<p>- O Melampo dov&#8217;è? dov&#8217;è il vecchio cane, che stava in questo casotto?</p>
<p>- È morto questa mattina.</p>
<p>- Morto? Povera bestia! Era tanto buono!&#8230; Ma giudicandoti alla fisonomia, anche te mi sembri un cane di garbo.</p>
<p>- Domando scusa, io non sono un cane!&#8230;</p>
<p>- O chi sei?</p>
<p>- Io sono un burattino.</p>
<p>- E fai da cane di guardia?</p>
<p>- Purtroppo: per mia punizione!&#8230;</p>
<p>- Ebbene, io ti propongo gli stessi patti, che avevo col defunto Melampo: e sarai contento.</p>
<p>- E questi patti sarebbero?</p>
<p>- Noi verremo una volta la settimana, come per il passato, a  visitare di notte questo pollaio, e porteremo via otto galline. Di  queste galline, sette le mangeremo noi, e una la daremo a te, a  condizione, s&#8217;intende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti  venga mai l&#8217;estro di abbaiare e di svegliare il contadino.</p>
<p>- E Melampo faceva proprio così? &#8211; domandò Pinocchio.</p>
<p>- Faceva così, e fra noi e lui siamo andati sempre d&#8217;accordo. Dormi  dunque tranquillamente, e stai sicuro che prima di partire di qui, ti  lasceremo sul casotto una gallina bell&#8217;e pelata, per la colazione di  domani. Ci siamo intesi bene?</p>
<p>- Anche troppo bene!&#8230; &#8211; rispose Pinocchio: e tentennò il capo in  un certo modo minaccioso, come se avesse voluto dire: «Fra poco ci  riparleremo!».</p>
<p>Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro,  andarono difilato al pollaio, che rimaneva appunto vicinissimo al  casotto del cane, e aperta a furia di denti e di unghioli la porticina  di legno, che ne chiudeva l&#8217;entratina, vi sgusciarono dentro, una dopo  l&#8217;altra. Ma non erano ancora finite d&#8217;entrare, che sentirono la  porticina richiudersi con grandissima violenza.</p>
<p>Quello che l&#8217;aveva richiusa era Pinocchio; il quale, non contento di  averla richiusa, vi posò davanti per maggior sicurezza una grossa  pietra, a guisa di puntello.</p>
<p>E poi cominciò ad abbaiare: e, abbaiando proprio come se fosse un cane di guardia, faceva colla voce bu-bu-bu-bu.</p>
<p>A quell&#8217;abbaiata, il contadino saltò dal letto e, preso il fucile e affacciatosi alla finestra, domandò:</p>
<p>- Che c&#8217;è di nuovo?</p>
<p>- Ci sono i ladri! &#8211; rispose Pinocchio.</p>
<p>- Dove sono?</p>
<p>- Nel pollaio.</p>
<p>- Ora scendo subito.</p>
<p>E infatti, in men che non si dice amen, il contadino scese: entrò di  corsa nel pollaio e, dopo avere acchiappate e rinchiuse in un sacco le  quattro faine, disse loro con accento di vera contentezza:</p>
<p>- Alla fine siete cascate nelle mie mani! Potrei punirvi, ma sì vil  non sono! Mi contenterò, invece, di portarvi domani all&#8217;oste del vicino  paese, il quale vi spellerà e vi cucinerà a uso lepre dolce e forte. È  un onore che non vi meritate, ma gli uomini generosi come me non badano a  queste piccolezze!&#8230;</p>
<p>Quindi, avvicinatosi a Pinocchio, cominciò a fargli molte carezze, e, fra le altre cose, gli domandò:</p>
<p>- Com&#8217;hai fatto a scuoprire il complotto di queste quattro  ladroncelle? E dire che Melampo, il mio fido Melampo, non s&#8217;era mai  accorto di nulla&#8230;</p>
<p>Il burattino, allora, avrebbe potuto raccontare quel che sapeva:  avrebbe potuto, cioè, raccontare i patti vergognosi che passavano fra il  cane e le faine: ma ricordatosi che il cane era morto, pensò subito  dentro di sé: &#8211; A che serve accusare i morti?&#8230; I morti son morti, e la  miglior cosa che si possa fare è quella di lasciarli in pace!&#8230;</p>
<p>- All&#8217;arrivo delle faine sull&#8217;aia, eri sveglio o dormivi? &#8211; continuò a chiedergli il contadino.</p>
<p>- Dormivo, &#8211; rispose Pinocchio, &#8211; ma le faine mi hanno svegliato coi  loro chiacchiericci, e una è venuta fin qui al casotto per dirmi: «Se  prometti di non abbaiare e di non svegliare il padrone, noi ti  regaleremo una pollastra bell&#8217;e pelata!&#8230;». Capite, eh? Avere la  sfacciataggine di fare a me una simile proposta! Perché bisogna sapere  che io sono un burattino, che avrò tutti i difetti di questo mondo: ma  non avrò mai quello di star di balla e di reggere il sacco alla gente  disonesta!</p>
<p>- Bravo ragazzo! &#8211; gridò il contadino, battendogli sur una spalla. &#8211;  Cotesti sentimenti ti fanno onore: e per provarti la mia grande  soddisfazione, ti lascio libero fin d&#8217;ora di tornare a casa.</p>
<p>E gli levò il collare da cane.</p>
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