Antonio Cantore

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Il comandante Antonio Cantore in una foto d'epoca.
Il comandante Antonio Cantore in una foto d'epoca.

Antonio Cantore (Genova1860 – Cortina d'Ampezzo20 luglio 1915) è stato un generale italiano, eroe della Grande Guerra e medaglia d'oro al valor militare.

Indice

[modifica] La formazione militare

Antonio Cantore nacque a Genova, nel quartiere Sampierdarena, nel 1860. Uscito dalla Scuola Militare di Modena nel 1886, prestò servizio nel regio esercito italiano come ufficiale inferiore della fanteria. Entrato nel corpo degli Alpini, raggiunse il grado di colonnello nel 1908, diventando ben presto celebre per il suo coraggio ed entrando nell'immaginario collettivo come l'"alpino" per antonomasia,[1] sia per la sua grande passione per la montagna, sia per la grande popolarità da lui acquistata tra i commilitoni.[2] Assegnato all'8° Reggimento Alpini (conosciuto successivamente con il nome di "Reggimento Cantore", per la disciplina e l'audacia con le quali il colonnello lo aveva segnato), condusse vittoriosamente i suoi battaglioni nella campagna di Libia (1911-1912). Promosso maggior generale nei primi mesi del 1914, Cantore fu nominato comandante della Brigata Pinerolo; pochi mesi dopo, tuttavia, preferì cambiare il proprio incarico con quello di comandante della 3° Brigata Alpini.

[modifica] La Prima Guerra Mondiale

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale in Italia, il generale Cantore ebbe il controllo del settore Baldo-Lessini, alle dirette dipendenze del comando della fortezza di Verona, le cui truppe avevano il compito di agire tra la sponda orientale del Garda e il Passo della Lora.

[modifica] Le imprese

Tra la notte del 24 maggio e il 27 dello stesso mese, Cantore, sempre alla testa dei suoi uomini, strappò agli austro-ungarici il paese di Altissimo, discese in Val d'Adige e infine conquistò Ala. Avanzati fin oltre Serravalle, ai primi di giugno la 3° Brigata Alpini cominciò a trovarsi di fronte alle trincee e ai reticolati austriaci, che frenarono l'impeto iniziale.

Il Monumento a Cantore a Cortina d'Ampezzo, anni '30.
Il Monumento a Cantore a Cortina d'Ampezzo, anni '30.

Alla fine del mese fu promosso comandante di divisione, e assunse il comando della 2° Divisione che stava combattendo nella zona di Cortina d'Ampezzo. Qui i soldati italiani tentavano di sottrarre ai nemici l'intero gruppo delle Tofane, ma per conseguire questo obiettivo era necessario espugnare il celeberrimo "Castelletto", un torrione di roccia che dominava tra la Tofana di Rozes (in mano italiana) e quella di Mezzo (ancora sotto il controllo austriaco). Già da tempo ormai i genieri e i Kaiserjäger austro-ungarici resistevano strenuamente mantenendo la propria posizione, tanto che il Castelletto finì con l'essere considerato praticamente inespugnabile. Fu proprio il generale Cantore a suggerire una nuova tattica che permettesse la capitolazione della roccaforte nemica: l’unica possibilità di successo poteva esser data da un attacco d’insieme, da parte dei due Corpi d’Armata schierati nella zona, all’intera linea nemica, dalla Valle Ansiei fino al Col di Lana. Il 7 luglio, quando giunse l'artiglieria pesante italiana, si diede inizio all'operazione e venne affidato a Cantore un incarico di grande importanza. Intanto, si mise a studiare un nuovo piano per assicurare la totale disfatta asburgica su quelle posizioni: si trattava di impadronirsi della Forcella di Fontana Negra, anch'essa in mano nemica, per poi piombare dall'alto sui soldati austriaci asserragliati sul Castelletto.

[modifica] La morte

Per mettere in atto questo suo secondo piano, Cantore decise di compiere un giro di ricognizione nell'area che serebbe stata teatro della nuova operazione. Nel pomeriggio del 20 luglio partì accompagnato solamente da un capitano di Stato Maggiore e da un sergente.[3] Verso sera, giunto ad un buon punto d'osservazione, il generale si appoggiò ad un parapetto di roccia e comiciò a studiare col binocolo le posizioni avversarie.[4] Appena si sporse dal parapetto, un cecchino austriaco lo individuò sparando due colpi: il primo andò a vuoto, ma il secondo colpì il generale in fronte, fulminandolo. Morì sul colpo.[5]

I due compagni riportarono al campo il corpo esanime del loro comandante, che fu poi traslato nel centro di Cortina d'Ampezzo (là dove oggi sorge un monumento in suo onore), affinché l'esercito gli rendesse omaggio. Terminato il conflitto, la salma fu inumata nel sacrario militare di Pocol, assieme a quelle di quasi diecimila altri soldati.

[modifica] La fine del "Castelletto"

Il "Castelletto", alla fine, cadde in mano italiana. Dopo la morte di Cantore, entrambi i suoi piani d'attacco vennero trascurati. Ci volle più di un anno e centinaia di morti prima che la postazione austriaca cedesse. Finalmente, l'11 luglio 1916 si diede il via a una nuova operazione: vista l'inespugnabilità del torrione di roccia, i genieri italiani piazzarono una mina da 35 tonnellate di esplosivo che fecero brillare alle 3:30 di mattino.[6] Il "Castelletto" saltò letteralmente in aria e vennero uccisi in un solo istante 150 soldati austro-ungarici.

[modifica] Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'oro al valor militare

«Esempio costante e fulgido d’indomito ardimento alle sue truppe, le condusse attraverso regioni difficilissime, ove il nemico si era annidato, riuscendo a sloggiarlo. Cadde colpito da palla nemica sull’osservatorio, dal quale esplorava e preparava nuovi ardimenti.[7]»
— Monte Tofane, 20 luglio 1915.

[modifica] Note

  1. ^ Dal sito cimeetrincee.it, che contiene una pagina sulla biografia di Cantore.
  2. ^ Da cimeetrincee.it
  3. ^ Da cimeetrincee.it
  4. ^ Da cimeetrincee.it
  5. ^ Questa è la versione ufficiale dell'episodio. Recentemente, però, a seguito di nuovi studi compiuti sul ritrovato berretto di Cantore - scomparso per 83 anni, cioè dal giorno del suo funerale, e recentemente riportato alla luce - alcuni studiosi hanno supposto che il generale sarebbe accidentalmente caduto sotto il fuoco amico, e che la verità sarebbe stata censurata per non dare scandalo e non dar vita a una rivolta delle truppe italiane impegnate in Ampezzo, molto legate al loro comandante, e già provate dalle disumane fatiche e privazioni della guerra di trincea. Per ulteriori informazioni si veda il sito cimeetrincee.it, che riporta un articolo del settimanale Oggi del 1998.
  6. ^ Data riportata in Enciclopedia Italiana Treccani e in cortina.dolomiti.com
  7. ^ Medaglia d'oro al valor militare CANTORE Antonio. Quirinale. URL consultato il 9-9-2007.

[modifica] Bibliografia

  • Treccani, Giovanni: Enciclopedia Italiana Treccani, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1951. ISBN 8814073619
  • Biografia di Antonio Cantore su cimeetrincee.it.

[modifica] Voci correlate

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